martedì 28 luglio 2015

La musica a Ribera: ottava puntata - Le bande musicali dei maestri Cinà

La musica a Ribera: Le bande musicali dei maestri Cinà

di Santo Tortorici

parte ottava


In "Momenti di vita locale" N. 792 del 11 Dicembre 2005

Storie e personaggi della Ribera di ieri
Le bande musicali dei maestri Cinà
di Santo Tortorici

Un tempo tutti i paesi, grandi e piccoli, della Sicilia, erano dotati di una propria banda musicale, che rappresentava sia un fatto economico che sociale e culturale di primaria importanza.
Delle bande musicali paesane si sono occupati famosi registi cinematografici come Comencini nel film "Pane, Amore e Gelosia", il "Maresciallo" di Vittorio De Sica e tanti altri importanti registi cinematografici.
Il Maestro Antonio Cinà era nato il 18 gennaio 1888 a Calamonaci, dove sua madre, Giuseppina Mazza, insegnava. Era coniugato con la signora Antonia Dulcimascolo.
Nel 1915, a seguito dello scoppio della Prima Guerra Mondiale, il giovane Cinà venne arruolato nel 5° Reggimento di Fanteria, rivestendo il grado di Capitano. Si congedò con quello di Maggiore.
Sul libro "La banda musicale di Chiusa Sclafani", gentilmente fornitomi dal musicante Michele Caltagirone, si legge che nel giugno del 1921, prima dell'avvento del Fascismo, quel Consiglio Comunale decise di nominare il giovane musicista Antonio Cinà direttore della scuola di Musica, alla quale affluirono numerosi giovani che, in breve tempo, diedero vita ad un ottimo complesso musicale rinomato in tutta la Sicilia.
Fra i numerosi allievi del Maestro Cinà, lo storico Giuseppe Di Giorgio, di Chiusa Sclafani, menzionava "i professori di musica Pietro Giglio, Nicolò Di Gregorio, Camillo Liberto e Francesco Cottone".
La direzione della Banda Musicale di Chiusa Sclafani, da parte del Maestro Cinà, è durata fino al 1929, quando il Comune di Ribera decise di istituire nella propria pianta organica il posto del "Maestro di Musica", per il quale venne chiesto appunto al Maestro Cinà di rientrare nel suo paese.
Appena assunto dal Comune, con vero entusiasmo si adoperò per la riuscita dell'incarico e ben presto circa 50 giovani, quasi tutti artigiani (calzolai, barbieri, falegnami), bottegai e piccoli impiegati, formarono il primo gruppo bandistico di Ribera.
Corso Umberto, inizio degli anni '30. La banda musicale in occasione di una festa paesana. Si riconoscono, tra gli altri, Cinà, Macaluso, Samaritano, Lo Giudice, Mondino. (da E. Minio, Paesi in bianco e nero)
Il Comune aveva messo a disposizione della banda un locale nel cortile di via Pasciuta, dove tutte le sere venivano effettuate le prove musicali.
Inoltre, erano stati comprati degli strumenti musicali (in parte attualmente conservati in casa del figlio Enzo) utili per l'esecuzione dei concerti di musica operistica. Tra questi, il triangolo, due maestosi timpani, una grancassa con la scritta "Banda Musicale di Ribera" ed altri strumenti a fiato come il grande basso, il bombardino, ecc.
La banda musicale del Maestro Antonino Cinà poteva contare su un ricco repertorio lirico, che andava da Verdi con Rigoletto, Traviata e Aida; a Rossini, Il Barbiere di Siviglia, Guglielmo Tell, Semiramide; a Donizetti, con Lucia di Lammermoor; a Bellini con Norma, Sonnambula; a Puccini, Ponchelli e Leoncavallo. Alla chiusura dei concerti non potevano mancare il popolare "Gran canzoniere" e le marce di grande effetto di Riccardo Wagner, la Fantasia di Pietro Mascagni, ecc.
Il corpo musicale disponeva di numerosi strumenti a fiato e a percussione tra i quali: ottavini, flauti, clarinetti, sassofoni, corni, cornette, trombe, tromboni, bassi, flicorni, timpani, piatti, triangolo, tamburi e la grancassa.
Nel periodo estivo, quasi tutte le sere del sabato e la domenica, il Maestro Cinà e i suoi Musicisti in elegante uniforme bianca (d'inverno era nera) salivano sul palco della musica e venivano accolti dagli applausi della popolazione. Il palco della banda veniva collocato sul marciapiede del Corso Umberto I all'altezza del Palazzo Comunale, sfarzosamente illuminato, sotto il quale, prendevano posto gli appassionati come Giuseppe Aprile, il quale si deliziava fischiando brani di opere liriche.
Antonino Cinà (1888-1958)
Presso l'Archivio Comunale di Ribera ho trovato la copia del Programma Musicale, scritta in bellissima calligrafia, dalle mani dello stesso maestro Cinà, nel quale vengono elencati gli autori e le opere eseguite la sera dei 23 luglio:
Ore 21 - 23
TANNHAUSER
Marcia di P. Wagner
LODOLETTA
Fantasia di P. Mascagni
DUCHESSA del BAL TABARIN
Operetta Leon-Bard
ARRIVEDERCI .... MIMI'
Fox-Trot di G. Bonavolta
AURORA
Marcia di S. Orlando

Durante l'esecuzione delle opere liriche i cittadini sospendevano il loro passeggio lungo il Corso, soffermandosi tutti attorno al palco per ascoltare con interesse e nel massimo silenzio, in particolare l'esibizione dei bravi solisti. Soltanto durante gli intervalli musicali le numerose famiglie riprendevano il passeggio salendo e scendendo lungo il Corso Umberto I in attesa della ripresa dello spettacolo musicale.
Il corpo musicale di Ribera, annoverava tanti bravissimi musicisti solisti, tra i quali ricordo: il famoso Giuseppe Urso con il suo incantevole flicornino, che divenne successivamente componente della Banda Musicale dei Carabinieri di Roma. Anche il giovane Giovanni Mondino, solista di tromba, divenne componente della Orchestra del Teatro dell'Opera di Roma; mentre il giovane Vincenzo Mazzotta, in tarda età, è riuscito ad ottenere il diploma di insegnante di Musica nelle scuole pubbliche. Altri solisti da ricordare sono: i fratelli Andrea e Paolo Schillaci, con le loro trombe, Onofrio Firetto, suonatore del trombone cantabile, i fratelli Segreto, Eduardo Ceresi con il clarino e tanti altri.
Un autorevole ruolo musicale e dirigenziale veniva svolto dal capo banda Fortunato Mondino (padre di Giovanni) che suonava il bombardino (era noto alla cittadinanza per la sua enorme "grattalora" cioè grattugia, esposta davanti alla porta della sua bottega in corso Margherita).
Tra i solisti di clarino, desidero ricordare il popolarissimo Ignazio Vaccaro, detto "Curciuliddru", il quale la sera, fino a tarda notte, con il suo strumento, ci intratteneva seduti sugli scalini del Cinema Sarullo, suonando ripetutamente il suo cavallo di battaglia, "Il Carnevale di Venezia", e tanti altri brani.
La Banda musicale di Ribera, oltre a suonare nelle ricorrenti feste religiose, peregrinava per tante città e paesi della Sicilia, dove si svolgevano dei concerti in competizione con altre bande musicali, ottenendo onori e qualificati riconoscimenti.
Onde evitare ai musicanti il forte disagio del dormire per terra oppure sopra la paglia, nel loro girovagare per paesi e città, il nuovo Maestro Enzo Cinà aveva provveduto a dotare la banda di apposite brandine, dove passare comodamente la notte.
Per le feste religiose locali, come San Giuseppe, Pasqua, il Crocifisso e la festa della Fiera dell'8 Settembre, di buon mattino la banda girava per le vie del paese allietando con le sue note, mentre suonavano le campane delle Chiese e scoppiavano, mortaretti che svegliavano la cittadinanza.
L'ultimo giorno delle feste religiose si concludeva, dopo la mezzanotte, con l'assordante fragore dei giochi di fuoco, che chiudevano in bellezza i festeggiamenti.
I giuochi di fuoco erano costruiti e sparati dal mitico fochista detto "mastru Michiddru' (Domenico Amorelli) e dal suo valentissimo collaboratore Pasqualino Marranca, tragicamente perito durante uno di questi spari.
I giuochi di fuoco iniziavano con la caratteristica partenza dei "circhiteddi", i quali, mentre salivano in aria fischiavano e giravano come la trottola per esplodere in un forte boato. Il gioco di fuoco si concludeva con la "maschiata" dalla quale partiva un miscuglio di mortaretti, furgareddi e mascuna di ogni tipo che esplodevano nell'aria formando tantissimi cerchi multicolori. Alla fine appariva disegnato nel cielo nero un grande quadro infuocato con l'immagine del Santo festeggiato, illuminato attorno da tante piccole candeline, mentre veniva salutato da calorosi applausi della folla presente e la banda suonava le marce musicali.
La banda suonava anche all'inizio di molti cortei funebri, accompagnandoli fino alla fine del paese, oppure, su richiesta degli parenti, fino ai cimitero. Alcune famiglie preferivano che la musica non suonasse durante l'accompagnamento, ma accadeva che delle vecchiette, prima di morire, raccomandavano espressamente ai loro eredi che ai funerali la banda suonasse, per fare sapere a tutta la cittadinanza chi era morto.
Ricordo che prima dell'inizio della Seconda Guerra Mondiale vi era l'usanza che alle feste di matrimonio presenziasse un'orchestrina musicale: si ballava fino all'alba e subito dopo i novelli sposi venivano accompagnati da tutti i parenti e amici alla nuova abitazione. Durante il percorso, si sentiva il suono della squillante tromba del vecchio Serafino Mazzotta, del violino di Piddru Costa, del clarino di Ignazio Curciuliddru e della chitarra di Nunzio Favaloru.
Da giovanissimo, e soltanto per pochissimo tempo, anche io ho avuto il piacere di fare parte del corpo bandistico dei Maestro Antonio Cinà, suonando il "Flicorno Tenore".
Non gradendo, però, partecipare agli accompagnamenti funebri e non ritenendo di possedere adeguate doti musicali, ho deciso di ritirarmi.
Il primo gennaio 1955, per raggiunti limiti di età, il Maestro Antonio Cinà andò in pensione. Morì il 23 aprile 1958.
La direzione della banda musicale di Ribera venne affidata al figlio Maestro Enzo Cinà, nato a Ribera il 20.05.1919, il quale, pur essendo divenuto nel 1961 docente di Musica presso l'istituto Magistrale di Ribera, rimase ugualmente a dirigere una sua banda.
Negli anni cinquanta il giovane Maestro Enzo Cinà aveva costituito una sua orchestra denominata "Complesso musicale Enzo Cinà", del quale fecero parte numerosi orchestrali tra cui: Fofò Di Leo, Antonino Vullo, Nunzio Favaloru ed altri.
Il complesso musicale si esibiva in tutte le ricorrenze di fidanzamento, matrimoni, recandosi anche fuori di Ribera, come dimostra una foto scattata in un trattenimento presso un Cinema di Sciacca. Negli anni settanta, a causa dei sorgere di dissensi interni, la banda musicale di Ribera è entrata in crisi ed alcuni importanti componenti l'abbandonarono per formarne una nuova, dal nome "La veloce", che venne capeggiata da Gaspare Macaluso e dal Capo banda Gaspare Poggio. La "Veloce" operava in concorrenza con la banda del Maestro Cinà, cercando di accaparrarsi dei servizi musicali, sia per le feste religiose che per i funerali.
Il Maestro Enzo Cinà, sentitosi leso professionalmente, intraprese un'azione giudiziaria nei confronti dei Macaluso, ritenuto legalmente non abilitato alla direzione di una banda musicale, essendo sfornito di idoneo titolo di studio.

Il Maestro Cinà vinse la causa con la condanna del Macaluso al pagamento delle spese giudiziarie e l'inibizione della banda Musicale "La Veloce".
Momenti di vita locale n. 990 del 15.11.2009

La musica a Ribera: settima puntata - I Cinà

La musica a Ribera: I Cinà

di Raimondo Lentini

parte settima

Albero genealogico della famiglia Cinà
I Cinà. La famiglia Cinà venne a Ribera proveniente da Bivona con mastro Gerlando (nato a Bivona nel 1759 e morto a Ribera il 4/4/1824 a 65 anni) figlio di Filippo e Carmela Maniscalco. si era sposato a Palazzo Adriano (o a Bivona) con Maria Anna Francaviglia (nata a Palazzo Adriano nel 1766 e morta a Ribera l'8/11/1832) figlia di Giorgio e Giuseppa. I Cinà per tutto l’800 a Ribera erano calzolai. Da questa coppia nasce a Ribera il 15.2.1803 mastro Antonino (morto il 17.6.1844 a 41 anni) che si sposa pure a Ribera il 23.11.1826 con donna Giuseppa Velasco (morta a Ribera il 17/1/1859 a 52 anni) figlia di don Antonino, dottore in medicina, e di Faustina Bisogni. Ma il primo che entra a far parte della banda di Ribera è il loro figlio don Antonino Cinà (nato il 6/9/1830 e morto a Ribera l'8/5/1913) sposato per ben tre volte: la prima volta il 10/3/1853 con donna Mariangela Parisi vedova di don Liborio Puccio e figlia di don Pietro (aromataio) e donna Giuseppa Luna, poi con Caterina Cannella e infine con Giovanna Samaritano. Ma solo Giuseppe Antonio Cinà, figlio di don Antonino e donna Mariangela Parisi, diventa direttore di banda, mentre altri due figli suonano nella banda del fratello. Giuseppe Antonio Cinà, primogenito, era nato a Ribera il 3 agosto 1854 si sposava a Calamonaci il 28/12/1885 con Giuseppina Mazza (nata ad Agrigento il 6/2/1861 e morta a Chiusa Sclafani il 23/2/1933) maestra elementare figlia del fu Vincenzo e di Alfonsa Alaimo. Muore a Cattolica Eraclea il 19.6.1900 dove aveva vinto il concorso per maestro della banda di quel comune. Il secondogenito Pietro Cinà era nato a Ribera il 29/11/1855 si era sposato in prime nozze il 5.8.1870 con Margherita Schittone e in seconde nozze il 17.2.1896 con Rosalia Trapani. L’altro maschio era Alfonso Cinà nato a Ribera il 10/8/1860 e morto in America si era sposato a Ribera il 21/7/1891 con Marianna Parisi.
Giuseppina Mazza (1861-1933) moglie di Giuseppe Antonio Cinà (non ci è pervenuta nessuna foto del marito)

Antonina Dulcimascolo (1885-1966) moglie di Antonino Cinà
Antonino Cinà (1888-1958)
Da Giuseppe Antonio Cinà e Giuseppina Mazza, tra gli altri figli nati tutti a Calamonaci, il 18.1.1888 viene alla luce Antonino. Nel 1915, a seguito dello scoppio della Prima Guerra Mondiale, il giovane Cinà venne arruolato nel 5° Reggimento di Fanteria, rivestendo il grado di Capitano. Si congedò con quello di Maggiore. Questo continuerà il mestiere del padre e dirigerà la banda di Chiusa Sclafani: “Un notevole impulso ebbe la banda di Chiusa sotto la direzione di Antonino Cinà da Ribera, il quale, con deliberazione del consiglio comunale n. 25 del 19 giugno 1921, fu nominato maestro della scuola musicale, alla quale affluirono numerosi giovani che diedero vita, in breve tempo, ad un ottimo complesso musicale. Fra i numerosi allievi del Maestro Cinà lo storico locale Giuseppe Di Giorgio menziona Pietro Giglio, «diplomato poi in clarinetto», Nicolò Di Gregorio, Camillo Liberto e Francesco Cottone. La direzione di Antonino Cinà durò fino al 1929 allorché il Maestro riberese fu reclamato dalla sua città natale, per andare a dirigere la locale banda musicale, lasciando un vuoto nella banda di Chiusa.” (A. G. Marchese, La banda musicale di Chiusa Sclafani).
Antonino Cinà in età avanzata
Nel “Dizionario della musica italiana per banda - Biografie dei compositori e catalogo delle opere” di Marino Anesa a proposito dei Cinà leggiamo: «
Cinà Giuseppe Antonino (Ribera, ? - ?, ?) Dirige le bande di Ribera e Chiusa Sclafani (fino al 1929, anno in cui ritorna a Ribera). Fonti: «Risveglio Bandistico», a. 4, n. 10, ottobre 1949, p. 8. Composizioni: Il Progresso. Marcia, Di Bella, n. 524 - Volontari italiani. Marcia, Di Bella, n. 531 (VALb, p.ms. col titolo “Ai Volontari d’Italia”, «Torino 1888»). Cinà Antonio - Composizioni: “Colle Rotondo” Gran marcia militare (SBBcd. p.ms. 1903). Cinà Giuseppe Antonino - Composizioni: “Dolce impressione”, Vergoni, n. 2057 (Tr Ob. 25/2, p.st.) - “L’Epoca”, Valzer da concerto, Vergoni, n. 2056 (BRb AA5.P2.”, p.st., con annotazione manoscritta di proprietà del 1898; Tr. Ob.25/1, p.st.) - “Onore al merito!” Marcia militare, Nobili, 1898, dedicata a Niccolò Gallo Ministro della Pubblica Istruzione (SIMb, p.st.) - “Il sospiro dell’anima”, Mazurka, Carocci, n. 139 - “Vita beata”, Vergoni, n. 2058 (Tr Ob. 25/3, p.st.).»
Il compositore sembrerebbe essere Giuseppe Antonio, ma alle date di pubblicazione di alcune di queste opere egli era morto, probabilmente vennero pubblicate postume.
Antonino Cinà si sposa a Ribera (in casa della sposa) il 15/6/1929 allo Stato Civile e il 18 in Chiesa, con Antonia Dulcimascolo (nata a Sciacca il 17.7.1885 e morta a Ribera il 30.9.1966) di Alfonso e di Vincenza Baldassano. Muore a Ribera il 23/4/1958. 

Vincenzo Cinà figlio di Antonino (1919-2011)

Due figli di Antonino vengono avviati alla musica: Alfonso, nato a Ribera il 6/8/1916 ma che purtroppo muore giovanissimo a La Spezia il 24/6/1945 e Vincenzo, nato a Ribera il 20/5/1919 e sposato il 23.4.1947 con Caterina Corso e morto il 19.12.2011, insegnante di musica, direttore della banda di Ribera fino a tarda età.
Ribera, 28 luglio 2015


lunedì 27 luglio 2015

La musica a Ribera: sesta puntata - Le bande musicali tra la fine dell'800 e i primi del '900

La musica a Ribera: Le bande musicali tra la fine dell'800 e i primi del '900

di Raimondo Lentini

parte sesta

Antonino Cinà giovane militare (1888-1958)

Il primo febbraio 1889 il maestro Castagna ricostituisce la sua banda. Infatti si ritrovano dal notaio Nicolò Mandina da una parte lui insieme a “…Castagna Liborio di detto Antonino, Salerno Antonino fu Nicolò, Chiarenza Calogero di Michelangelo, Turano baronello Serafino del barone Girolamo, civili, possidenti, domiciliati e residenti a Ribera, per una parte…” e dall’altra parte:
Provenzano Alfonso fu Giuseppe calzolaio per il figlio minore Francesco;
Cottonaro Giuseppe;
Macaluso Domenico fu Antonino per i figli Antonino e Giuseppe;
Giovanni D'Alba
Miliano Filippo di Giuseppe;
Miliano Giuseppe fu Francesco per il figlio Vincenzo;
Arcuri Liborio fu Michele;
Bollara Giovanni di Gabriele;
D’Alba Giovanni di Antonino; (foto)
Saladino Leonardo fu Luigi;
Urso Giuseppe minore di Prizzi;
Magazzù Antonino fu Giuseppe per il figlio Giuseppe;
Miliano Francesco di Giuseppe;
Ciancimino Giuseppe fu Alberto, di Sciacca, per i figli Alberto, Antonino e Calogero;
Miliano Vincenzo fu Francesco;
Presti Giovanni fu Battista;
Montalbano Ignazio di Caltabellotta minore;
D’Alba Antonino di Giovanni;
Cusumano Salvatore fu Alfonso;
Mandese Vincenzo fu Giuseppe Santi per il figlio Santi;
Leonardo Saladino
Palmeri Vincenzo di Giovanni;
Spinelli Gioacchino fu Giuseppe;
Presti Battista fu Vincenzo;
Guerrieri Carmelo di Stefano;
Galletta Francesco minore;
Cacace Giosuè di Pasquale per il figlio Salvatore di Biscari (oggi Acate);
Palmeri Giovanni fu Salvatore per il figlio Battista.
Vengono nominati direttore il Salerno e vice direttore Chiarenza e Turano, mentre direttore per la parte artistica il Castagna. Seguono quindi gli articoli a cui si sottopongono i componenti, mentre la durata del contratto, stavolta, è di nove anni.
Questo è il secondo atto di costituzione di una banda, che si è trovato (non è detto che non ce ne siano altri), fatto da Castagna.
Le due bande sopravvissero contemporaneamente per molti anni. Abbiamo tracce in alcuni giornali del secolo successivo, prima che il Cinà diventasse direttore della banda di Chiusa Sclafani (1921).
 Il Lavoratore, 23.10.1904:
«Ribera, settembre 1904. “Ribera è lieta di avere finalmente nel Sac. Francesco Chiaramonte il sacerdote e l’uomo d’azione invocato da tanto tempo dal nostro popolo.
Venerdì 9 c.m., i sacerdoti Nicolò Licata e Nicolò Venezia, di passaggio per recarsi ad un’adunanza in Agrigento, parlarono ai soci della Cooperativa San Giuseppe congratulandosi perché finalmente i Riberesi avevano avuto, nel Sac. Chiaramonte, il Sacerdote desiderato; li esortarono a seguirne i cenni e ad assecondarlo nel suo apostolato in vista della formazione di quella coscienza che deve essere la pietra angolare d’ogni benintesa organizzazione.
Ma la vera festa, tra le note allegre della fanfara suonata dai soci ed i suoni elettrizzanti dell’orchestra diretta egregiamente dal signor Castagna, si ebbe mercoledì 13 sera, quando furono di ritorno da Agrigento i rappresentanti della parte occidentale della nostra diocesi.»
Il Lavoratore, 8.11.1908
«2 novembre 1908. Quel giorno sacro agli affetti più delicati, la Società agraria San Giuseppe, così benemerita del progresso del nostro paese, fece una solenne affermazione di quei nobili ideali che formano la sua forza e la rendono sicura del suo avvenire. Preceduta dalla musica Castagna con bandiera abbrunata ed una magnifica corona, essa mosse dalla propria sede per compiere un pio e devoto pellegrinaggio al Cimitero.
Il corteo lungo, ordinato, silenzioso, imponente si avviò lentamente, mentre tutta Ribera seguiva i nostri soci nella grandiosa manifestazione di pietà e di dolore.
Giunti al Camposanto, l’arciprete Licata, con un discorso improntato ai sensi più elevati di solidarietà con gli estinti, commuove i cuori di tutti e fa scorrere abbondanti lacrime. Indi tutto il popolo assiste alla Messa.»
Il Lavoratore, 2.2.1909:
«Lo scorso 28 gennaio, giovedì, per iniziativa del nostro Arciprete furono celebrati nella chiesa madre i funerali per i morti sotto le macerie del terremoto (Il terremoto di Messina del 1908. N.d.R.), e riuscirono imponentissimi. Un catafalco veramente artistico sorgeva in fondo alla chiesa; nel mezzo campeggiava una grande croce. Il signor Salvatore Porrello prestò interamente gratuita l’opera sua. Commoventi le iscrizioni dettate dal Sac. Chiaramonte. Un popolo intero gremiva la vastissima chiesa. Le musiche del Maestro Castagna e del Maestro Cinà si prestarono gratuitamente.»
V. Di Giovanni notaio (1866-1943)
Il 3 giugno del 1908 presso il notaio Vincenzo Di Giovanni viene fatto l’atto di “Costituzione di banda musicale”. Infatti vi si legge che intervengono a tal uopo: “… i signori: Cinà Pietro di Antonino calzolaio,
Bollara Giovanni fu Gabriele calzolaio, 
Bollara Gabriele di Giovanni calzolaio, 
Miliano Vincenzo fu Giuseppe pastaio, 
Samaritano Carmelo di Ignazio calzolaio, 
Barone Francesco fu Vincenzo falegname,
Miliano Francesco fu Giuseppe muratore,
Presti Ottavio di Giovanni panettiere,
Cacace Mario Accursio di Pasquale calzolaio,
Mondino Giovanni Battista fu Stefano stagnino che interviene nell’interesse del figlio Mondino Carmelo di Battista stagnino
Marotta Calogero di Vito Antonio calzolaio,
Francesco Barone

Samaritano Ignazio fu Carmelo bidello che interviene nella rappresentanza del figlio minore Giuseppe per il quale assume personale obbligazione,
Bongiovì Calogero fu Paolo muratore che interviene nella rappresentanza del figlio minore Pietro per il quale assume personale obbligazione,
Mario Accursio Cacace
Buttafuoco Giuseppa fu Paolo vedova di Sortino Vincenzo, casalinga che interviene nella rappresentanza del figlio minore Francesco Sortino fu Vincenzo per il quale assume personale obbligazione,
Mulè Calogera fu Giovanni casalinga che interviene nella rappresentanza del figlio minore Antonino Mulè,
I comparenti sono nati a Ribera eccetto Barone Francesco nato a Bivona, di Buttafuoco Giuseppa nata a Cattolica Eraclea, di Cacace e Bongiovì nati a Sciacca, di Mondino nato a Carini, di Mulè nata a Villafranca Sicula e in Ribera tutti domiciliati da me notaro conosciuti.
Le parti stabiliscono e convengono quanto segue:
Va premesso che tutti i sudetti cittadini intendono costituire in Ribera una banda musicale, per il regolare ed inappuntabile funzionamento della quale, di comune accordo, stipulano i seguenti patti:
1° La banda sarà diretta dal predetto Sig. Cinà Antonino fu Antonino, il quale assume la piena responsabilità dell’ordine, della disciplina e dell’insegnamento, per il modo che il corpo musicale nulla lasci a desiderare.
Antonino Mulè
(omissis)
4° Il presente contratto avrà durata di anni sei a contare da questo giorno….”.
Purtroppo l’omonimia dei Cinà ha dato adito a confusione, infatti abbiamo un Antonino capostipite dei musicanti (1830-1913), Giuseppe Antonino o Antonio figlio e maestro di musica (1854-1900) che spesso è chiamato solo Antonino e e altro Antonino figlio di quest’ultimo (1888-1958). Quindi questo “Cinà Antonino fu Antonino” citato nell’atto chi è? dal momento che il padre era morto prima del 1908 dovrebbe essere “Cinà Antonino fu Giuseppe Antonino” e “Cinà Pietro di Antonino” il fratello di Giuseppe Antonino e quindi zio del fondatore. Così anche nell’altra costituzione che segue del 1914 è da leggersi “Cinà Antonino fu Giuseppe Antonino”.
Quindi il 31 agosto del 1914 presso il notaio Vincenzo Di Giovanni si ricostituisce la banda musicale e sono presenti: “Il signor Antonino Cinà fu Antonino maestro di musica, nato e domiciliato a Ribera da una parte.
Saverio Montana
E dall’altra i signori 
Francesco Sabella fu Alfonso calzolaio, nato ad Alessandria della Rocca e domiciliato a Ribera,
Giuseppe Samaritano fu Ignazio barbiere di Ribera,
Gabriele Bollara di Giovanni Battista calzolaio di Ribera,
Accursio Cacace fu Pasquale calzolaio, nato a Sciacca e domiciliato a Ribera,
Saverio Montana di Domenico calzolaio di Ribera,
Carmelo Mondino di Giovanbattista stagnino di Ribera,
Salvatore Truncale fu Francesco fabbro ferraio di Ribera nella rappresentanza del figlio minore Francesco,
Filippo Miliano fu Giuseppe pastaio di Ribera, tanto nel nome proprio che nella rappresentanza del figlio minore Giuseppe,
Carmelo Mondino
Francesco Miliano fu Giuseppe manuale, tanto nel nome proprio che nella rappresentanza del figlio minore Filippo,
Alberto Ciancimino di Giuseppe muratore nella rappresentanza dei figli minori Salvatore e Giuseppe,
Giuseppe Greco fu Lorenzo pastaio nella rappresentanza del figlio minore Vincenzo,
Antonino Cinà fu Alfonso calzolaio,
Michele Pinelli di Santo industrioso,
Serafino Mazzotta di Carmelo industrioso nato a Realmonte e domiciliato a Ribera,
Calogero Bongiovì fu Paolo muratore nato a Sciacca e domiciliato a Ribera, nella rappresentanza del figlio Accursio,
Serafino Mazzotta
Vincenzo Miliano fu Giuseppe pastaio,
Gioacchino e Gaspare Macaluso di Domenico sensali,
Michela Guarino fu Francesco, moglie di Andrea Ragusa fu Tommaso emigrato in America nella rappresentanza del figlio minore Francesco Ragusa,
nati e domiciliati in Ribera. I comparenti sono da me notaro conosciuti. Nell’intento di istituire in questo comune un corpo musicale ben disciplinato le parti stabiliscono quanto segue:
1° Il maestro Signor Cinà assume l’obbligo dell’insegnamento della musica senza diritto e retribuzione da parte dei singoli apprendisti;…”

Subito dopo la fine della Prima Guerra Mondiale troviamo una Delibera del Consiglio (n. 54 del 12.6.1919) in cui si legge: “Oggetto: Istituzione di un corpo musicale. Il Consiglio inteso il desiderio manifestato dalla maggior parte dei comunisti di avere istituito in Ribera un corpo musicale unanime delibera. istituire in Ribera un corpo musicale. All’uopo il comune si impegna di iscrivere nel bilancio dell’esercizio 1920 la somma di lire cinquemila da servire per lo stipendio del direttore insegnante, per stipendiare alquanti strumenti principali del corpo stesso e per provvedere alla altre spese inerenti al sevizio come l’affitto di locale, compra ed acconci di strumenti musicali ed altro.” Ma per avere il maestro Antonino Cinà direttore bisognerà aspettare il 1929 dopo otto anni di permanenza a Chiusa Sclafani.
Ribera, 27 luglio 2015

Atto costituzione della banda di Antonino Castagna (not. Nicolò Mandina 1.2.1889)
Atto di costituzione della banda di Antonino Cinà del 1908 (not. Vincenzo Di Giovanni)
Atto di costituzione della banda di Antonino Cinà del 1914 (not. Vincenzo Di Giovanni)

sabato 25 luglio 2015

La musica a Ribera: quinta puntata - La banda dei Cinà

La musica a Ribera: La banda dei Cinà

di Raimondo Lentini

parte quinta
Antonino Cinà di Giuseppe Antonio (1888-1958)


Atto di costituzione della banda Cinà banda not. Baldassare Leotta 5.2.1882
Ma torniamo alla banda di Ribera. Subito dopo l’esame e la nomina a direttore della banda di Ribera e cioè, il 5 febbraio 1882, il maestro Cinà ed altri riberesi si sono recati dal notaio Baldassare Leotta a mettere per iscritto la costituzione della banda. Erano presenti da una parte: Giuseppe Antonio Cinà di Antonino e Filippo Piazza fu Tommaso; e dall’altra:
Antonino (clarino) fu Antonino e Pietro Cinà (bombardino) di detto Antonino, 
Domenico Zambuto fu Baldassare, 
Giuseppe Cicirello (genis si bemolle) di Domenico, 
Gioacchino Carubia (elicon si bemolle) fu Girolamo, 
Vincenzo Sarullo (basflicorno) fu Michele, 
Antonino Petitti (piatti) di Francesco, 
Matteo Farulla (genis si bemolle) fu Giuseppe, 
Giuseppe Taglialavore (trombone) fu Gaetano, 
Giovanni Sparacino (clarino) di Salvatore, 
Carmelo Bongiovì (genis mi bemolle) di Alberto, 
Vito Campione (genis mi bemolle) fu Calogero, 
Carmelo Mangiacavallo (elicon mi bemolle) di Pietro, 
Alberto Streva (trombone) fu Calogero, 
Gaspare Colletti (grancassa) di Pasquale, 
Giuseppe Mandese (tamburo) di Antonino, tutti calzolai, 
Pasquale Ciancimino (biucolo) fu Luigi muratore, 
Ignazio Marino (genis si bemolle) fu Alfonso falegname, 
Giuseppe Pumilia (trombone) di Calogero
Matteo Farulla
Pietro Sarullo (elicon si bemolle) fu Michele tagliapietra, 
Antonino Guastella (tamburo) fu Domenico e Luigi (trombone) suo figlio, 
Stefano Sarullo (quartino) fu Michele e Michele (genis mi bemolle) suo figlio cernitori, 
Giuseppe (clarino) e Francesco Sparacino (ottavino e terzino)  di Salvatore pastai, 
Stefano Sarullo (biucolo) di Alfonso, 
Francesco Sabella (clarino) fu Alfonso, 
Francesco Cimino (clarino) fu Giuseppe calzolai. 
Seguono poi i vari articoli a cui si dovevano assoggettare i componenti la banda. La durata del contratto era stata stabilita in sette anni. All’articolo 10 si legge che la banda doveva suonare senza compenso in tutte le feste municipali, le domeniche e “feste occorrenti nel corso di ogni anno al piano del Duomo.”
Delibera n. 7 del 26-3-1882
Costituita la banda, nominato il direttore della stessa, il Comune doveva procedere all’acquisto delle uniformi e così con 1882 Delibera del Consiglio n. 7 del 26-3-1882 si procede alla bisogna:
“Considerando che l’istituzione di una banda in un paese di 8000 abitanti è di assoluta necessità servendo ad ingentilire i costumi, a dare sollievo e conforto nei giorni festivi a chi lavora per tutta la settimana. Considerando che la spesa delle uniformi è la conseguenza legittima della formazione della banda, poiché senza d’esse non potrebbe essere chiamata a suonare nei paesi vicini. Considerando che la banda musicale è obbligata a suonare gratis in tutte le feste civili e religiose fatte dal Comune ed è indecoroso per l’amministrazione che essa sia sprovvista di uniformi… per alzata e seduta unanimamente delibera di autorizzare la giunta municipale a spendere lire tremila per le uniformi della banda…”. 
Il maestro Castagna, dicevamo, non aveva partecipato al concorso perché molto risentito con l’amministrazione per il cambio di rotta che aveva avuto dopo soli due anni dalla sua nomina a direttore della banda. Così alla pubblicazione della delibera sull’acquisto delle uniformi sottoscrisse, insieme ad altri, una opposizione dove vennero spiegati alcuni motivi (sicuramente quelli “ufficiali” mentre i risentimenti personali non li sapremo mai), opposizione che riportiamo integralmente:
«Onorevole consiglio comunale di Ribera
Opposizione alla Delibera n. 7 del 26-3-1882
I sottoscritti elettori e contribuenti di questo Comune, adempiendo al proprio dovere, fanno opposizione al poco equo deliberato consiliare del 26, ora decorso marzo, perché biasimevole sotto ogni riguardo, come sarà rassegnato alle competenti autorità, ed inapprovato, per le seguenti ragioni:
1°. Perché l'anzidetto deliberato è stato a bello studio fatto appunto, allora quando la maggior parte prediletta ed interessante dei consiglieri trovavasi assente dal comune, dai quali consiglieri la cittadinanza poteva solamente attendersi una sennata ed energica opposizione, intesa a sostenere la reclamata economia della cassa comunale, oggi mai troppo derelitta, tante spese non urgenti ed indebitata per la costruzione di tre strade.
2°. Perché premesse anzidette ragioni, ne consegue, che i consiglieri, i quali annuirono a quel deliberato, incorrono tanto poco al sostenimento della finanza comunale, quanto Cristo concorse alla dannazione di Pilato. Gli interessi del Comune dunque non furono tutelati e poco meno presi in considerazione tanto vero, che la deliberazione precitata fu unanimamente approvata.
3°. Perché non è dato al consiglio la facoltà di sciupare così il denaro comunale ed il deliberato in questione ne fa una vera prova. Le £. 3000, che si vogliono elargire ad una nascente Banda musicale, non producano nessun utile al paese, ove d'altra parte esiste una provetta banda, e provvista d’uniforme e non più pagata dal comune, ma da diversi cittadini, che concorsero a riparare le ingiustizie commesse dal Municipio, che la licenziò, per private vendette di alcuni membri componenti il Municipio stesso. Le entrate comunali debbono servire per l'esclusivo ed imperante bisogno del Comune e l'uniforme, che si vorrebbe complimentare alla mentovata banda non è, né esclusivo, né imperante, tanto più che una simile largizione non fu mai, nemmeno supposto, dalla passata amministrazione, contro la quale ardì appuntare, “il solito dividendum fra buoni amici”, frase molto ardimentosa, per chi la usava, troppo rigettata dal paese, che ora ne fa gli analoghi commenti.
Genis Mi - verticale
4°. Perché i sempre crescenti balzelli e l'aumento annuale della sovrimposta comunale, cresciuta nel presente esercizio di £. 18,500 (scusate se è poco) hanno indignato e scosso il pubblico, atto quasi a compromettere la pace domestica, minacciata dai bisogni, molestata dalle gravi imposte e non rispettata da quegli individui, che chiamasi consiglieri comunali, verso i quali il pubblico stesso operava tanti promessi benefici.
5°. Perché il consiglio comunale non poteva doveva deliberare la rotonda cifra di £. 3000, quando sa, che la cassa comunale e affatto vuota e che la classe del proletario versa nella più squallida miseria, afflitta di una epidemia scoraggiante, che la sta decimando e che per assoluta mancanza di mezzi non può apprestare al decesso congiunto, condotto al cimitero, una cassa che potrebbe racchiudervi le ossa scarne e coprire pochi cenci luridi, che seco porta alla muta tomba. Tanto vero, che il Comune non potendo soddisfare taluni esiti necessari, ha chiesto al Governo dal Re sussidio per la povera gente, perché questo al pressante invito, vi ha di già addivenuto.
6°. Perché finalmente la somma in questione deliberata dal consiglio, puzza di vero capriccio, intento a soddisfare piuttosto un principio erroneo, che esatto, un effimero spirito d'amore proprio, più che reale se pur amor proprio vuol chiamarsi uno sfrenato fanatismo ed una riprovevole caparbietà, troppo pronunziati.
Ove i consiglieri rimasti alla direzione nella cosa pubblica volessero essere larghi di more, lo sieno pure, ma con le proprie sostanze, non col denaro dei contribuenti, troppo sacrificati da tante imposte e desolate dalla miseria.
Il bilancio comunale deve servire ai bisogni del paese, non ad impinguare molesti parassiti e succhianti mignatte.
In una opposizione allora sistematica fatta da molte egregie individualità all'amministrazione cessata si leggevano, e tuttora si possono leggere, le seguenti parole, “Il Popolo dovrebbe salire le scale del palazzo municipale e buttare dai balconi i consiglieri”. Questa frase poco dignitosa se si vuole non la riproduciamo per allusione, perché ci degraderemmo, ma la rammentiamo per debito di ricordo, aggiungendo soltanto, che noi onesti cittadini, non vogliamo con ciò aizzare il pubblico, come facevano molti degli attuali consiglieri, non vogliamo calunniare, come essi calunniarono, ma invece intendiamo percorrere la via della verità e della moderazione, tal quale nel nostro programma è stato stabilito. Ciò posto ci sottoscriviamo, Non senza non manifestare che la copia della presente opposizione sarà inviata. 
Ribera 2 aprile 1882.
Firmato
Bombardino
Giuseppe Salerno, Antonino Musso Genova, Mariano Cacace, Sebastiano Salerno, Calogero Chiarenza, Girolamo Turano, Salvatore Chiarenza, Francesco Salerno, Antonino Parisi, Vito Garamella, Calogero Quartararo, Gaetano Bruscianelli, Ignazio Parisi, Domenico Truncale, dott. Nicolò Cicirello, Vincenzo Mandese, Giuseppe Miliano, Alfonso Provenzano, Antonino Bollara, Giovanni Bollara, Matteo Gatto, Giacomo Scalia, Domenico Macaluso, Gioacchino Spinelli, Liborio Arcuri, Pietro Scalia, Giuseppe Arcuri, Gioacchino Arcuri, Pasquale Cacace, Natale Pintauro, Matteo Tallo, Giuseppe Triolo, Giovanni Cucchiara, Giovanni Riggi, Francesco Di Giovanna, Antonino Castagna, Nicolò Inglese, Francesco Pisco, Antonio Pisco, Giuseppe Cucchiara, Giovanni D’Alba, Michele Massaria, Vincenzo Bollara, Ciro Marrone, Emanuele Smeraglia, Giuseppe Ruvolo, Battista Presti, Matteo Tallo, Carmelo Guerreri, Pellegrino Salerno, sacerdote Nicolò Galluzzo, Angelo Abisso, Filippo Bruno, farmacista Gioacchino D'Angelo, Luigi Amari, Pasquale Mandina, Rosario Samaritano, Matteo Maniglia, Antonino Maniglia, Domenico Parlapiano, Giovanni Presti, Carmelo Quartararo, Baldassarre Maniglia, Serafino Samaritano, Luigi Sarullo, Vincenzo Calamia, Vito Calamia, Stefano Urso, Giuseppe Perricone, Antonino Pullara, Giuseppe Vaccaro, Nicolò Samaritano, Emanuele Catalanotto, Stefano Guerreri, Francesco Miliano, Lorenzo Di Giorgi.

Il Sindaco Giuseppe Gueli rispose alle infettive dei cittadini “onesti”, ma il Prefetto di Agrigento annullò ugualmente la delibera.»
Ribera, 25 luglio 2015

La musica a Ribera: quarta puntata - Due bande musicali


La musica a Ribera: Due bande musicali

di Raimondo Lentini

parte quarta




Tra il 1874 e il 1882 Antonino Cinà faceva studiare musica al figlio Giuseppe Antonio allo scopo di costituire un’altra banda a Ribera. Questo probabilmente perché c’erano stati dei diverbi tra il Cinà ed il Castagna per cui, negli anni seguenti, si formeranno due bande musicali, come vedremo.
Delibera n. 13 Banda comunale 1.5.1880
Con delibera della Giunta n. 13 dell’1.5.1880 “Condizioni d’oneri per il maestro della banda musicale” veniva approvato il capitolato per l’istituzione di una banda musicale comunale. Ecco alcuni articoli di esso: lo stipendio del maestro veniva fissato a £. 609 al mese; lo stesso si impegnava a suonare per tutte le feste religiose e civili nonché tutte le domeniche e alcuni giorni dell’anno prestabiliti; la banda poteva anche prendere impegni in altri comuni, in tal caso essa doveva compensare i giorni mancanti suonando in altri giorni; i concerti non dovevano durare meno di due ore; la banda doveva imparare ogni anno almeno dodici pezzi musicali e gli spartiti doveva farli stampare o trascrivere il maestro a proprie spese; per ogni non ottemperanza delle condizioni ci doveva essere la prima volta una multa di cinque lire, poi, le successive di venti lire o, addirittura, il licenziamento del maestro. Allegato alla delibera c’è il documento di accettazione delle condizioni firmato dal maestro Antonino Castagna fu Liborio, mentre il sindaco era Giuseppe Gueli ed il 17 maggio il sottoprefetto di Bivona Pagano vidimava e autorizzava la delibera.
Delibera n. 43 del 21-12-1880
Con delibera consiliare n. 43 del 21-12-1880 si dava mandato al Sindaco ad espletare tutto ciò che doveva servire per l’acquisto degli strumenti musicali. Questi venivano fatti acquistare dal riberese Filippo Piazza fu Tommaso presso la fabbrica Antonio De Toni di Verona. In seguito a dei ritardi nel pagamento sono sorte delle controversie tra il comune e la ditta fornitrice degli strumenti.
Non sappiamo per quale motivo appena due anni dopo il comune di Ribera con Delibera del Consiglio n. 2 del 15.1.1882 procedeva a indire un nuovo concorso pubblico per la nomina del maestro di musica. Presentarono domanda lo stesso Antonino Castagna e il nuovo maestro Antonio Giuseppe Cinà. Per procedere alla nomina i due dovevano sottoporsi ad un esame che il comune decise di affidare al maestro Luigi Alfano di Racalmuto. Il maestro Antonino Castagna, sebbene più volte invitato anche tramite lettera non si era presentato. Quindi il maestro Alfano procedeva ad esaminare il Cinà.
Delibera n. 43/1880 Lettera intestata della ditta De Toni
Il prof. Luigi Alfano era Direttore dell'Orchestra del Teatro Bellini di Palermo e Professore del Regio Collegio di Musica di quella Città e dal 1877 direttore della banda di Racalmuto. Con il maestro Alfano era incominciato il periodo glorioso della Banda Comunale di quel comune; il maestro Alfano si dimostrò competente nell'insegnamento, vigile nel seguire l'impegno degli allievi e solerte nel riferire giornalmente al Municipio i progressi che ciascuno compiva, segnalando quanti dopo l'apprendimento della teoria e del solfeggio si dimostravano maturi per passare allo studio con lo strumento. Rimase in carica fino al 1885. Ha musicato diverse opere tra cui “La giuocoliera” un ballo in cinque atti rappresentato al Bellini nell’anno teatrale 1862-63. (cfr. Giovanni Di Falco, Ottoni e tamburi. Storia della banda musicale di Racalmuto, E. M. Falcone, 2007).
Ecco cosa scriveva a proposito dell’esame del Cinà il maestro Alfano:
Delibera n. 2 del 15-1-1882
«Racalmuto addì 3 gennaro 1882, Ill.mo sig. Sindaco, Avendo adempito l’incarico affidatomi, di esaminare scrupolosamente il giovane G. A. Cinà, onde essere scelto come maestro della banda musicale di Ribera, mi pregio dar conto alla S.V. Ill.ma dei dettagli di detto esame per darne conoscenza a chi di dritto.
Ieri alle 10 p.m. nella sala di musica di questo Comune presentatosi a me il musicante Cinà, il quale mi disse di suonare la cornetta e di avere studiato in Girgenti, coll’ottimo maestro Majorana, dal quale si ebbe anche pochissime lezioni d’armonia. Invitatolo a farmi sentire qualche pezzo con la cornetta risposemi, di non suonare più quello strumento da molto tempo, e quindi non prestarsi più il labbro. 
Presentatogli poscia un passo da me scritto, per armonizzarlo, oltre di aver commesso molti errori, nelle varie interrogazioni fattegli, dovetti convincermi ch’egli sconosceva, o non rammentava i primi precetti fondamentali dello studio d’armonia.
In seguito gli presentai una partizione per banda, di una fantasia per clarino sopra alcuni motivi della “Traviata”, molto scorretta, nella quale con molta accuratezza ed esattamente, egli corresse tutti gli errori che in essa appositamente da me erano stati fatti.
Delibera n. 2 /1882 allegato dell'esame di Alfano a Cinà
Bene ancora trasportò parte del pezzo da me indicatogli, dell’opera “I due Foscari”, che gli diedi per canto e pianoforte, e scritto in diesis, trasportandolo in modo facile, a potersi eseguire per banda.
Per ultimo gli feci strumentare per banda il principio del finale dell’”Aida”, che gli esibì per solo pianoforte, ed il Cinà anche in questo fece benino.
Per amore del vero debbo dichiarare alla S.V. Ill.ma che il Cinà, tranne il quesito dell’armonia, in molte interrogazioni da me fattegli sugli altri quesiti, rispose molte volte con alquanta esattezza e discernimento.
Col più profondo rispetto passo a segnarmi
Il maestro di musica Luigi Alfano»
Quindi le lezioni fondamentali il Cinà le aveva avute dal maestro Majorana. Il maestro Giovanni Majorana era nato a Napoli, quartiere S. Ferdinando, il 24.2.1813 da Giuseppe, brigadiere trombetta dei Gendarmi della Guardia, e da Teresa Errico; si era sposato in prime nozze con Vittoria Romano e in seconde nozze con Rosalia Frataci, moriva a Licata il 24.7.1876. Il figlio, Vincenzo, era nato a Caserta nel 1854, quindi non poteva essere il maestro del Cinà, non abbiamo però chiaro perché l’Alfano dice che le lezioni erano state date ad Agrigento se il Majorana era residente a Licata. Ma vediamo come venne in Sicilia il maestro Giovanni Majorana.


«L’inizio della banda di Licata risale alla seconda metà del XIX secolo. Nel mese di aprile del 1867 un gruppo di facoltosi licatesi, ingaggia a proprie spese un maestro di musica il quale, si sarebbe occupato dell’educazione di un gruppo di circa 35 ragazzi all’arte della musica. Tale maestro fu Giovanni Majorana, chiamato sicuramente da qualche licatese suo amico, mentre era direttore di qualche Regia Banda Militare di Palermo. L’anno successivo, essendo pronti i ragazzi ad effettuare la loro prima esibizione, viene fondato il Corpo Bandistico Cittadino Licatese, con delibera comunale in data 27 giugno 1868. Il maestro Giovanni Majorana rimane a dirigere il corpo bandistico fino al 1876, anno in cui morì. La direzione del corpo bandistico passa al figlio Vincenzo Majorana, che all’epoca era ritornato dal servizio militare e nel frattempo aveva conseguito il titolo di maestro, direttore di banda e d’orchestra. Vincenzo rimane a dirigere fino al 1896-97. Nel 1899 ritorna Vincenzo Majorana e rimane come direttore effettivo del corpo bandistico fino al 1922 anno della sua morte.» (http://bellinicurri.altervista.org/storia.html). 
Ribera, 25 luglio 2015
Di Falco Giovanni - Ottoni e tamburi - storia della banda musicale di Racalmuto, E. M. Falcone, 2007

Il maestro Vincenzo Majorana figlio di Giovanni insegnante del Cinà

giovedì 23 luglio 2015

La musica a Ribera: terza puntata - La banda dei Castagna


La musica a Ribera: La banda dei Castagna

di Raimondo Lentini

parte terza




Come abbiamo visto durante il periodo borbonico si cominciarono a costituire le prime bande musicali per iniziativa privata e non vi erano leggi che regolamentavano le eventuali sovvenzioni da parte delle amministrazioni locali. Dopo l’unità d’Italia ne vennero emanate alcune sul regolamento comunale per la costituzione e il mantenimento delle bande cittadine. Infatti leggiamo nel testo di Francesco Bufalini, Commento teorico-pratico della legge e del regolamento comunale e provinciale: opera compilata in base alla legislazione, dottrina e giurisprudenza dal 1865 al 1881 coll'aggiunta di tutte le riforme state proposte (Torino 1881, pagg. 424-425): «La spesa quindi della bande cittadine come non era vietata prima, ma non lo è nemmeno dopo la pubblicazione della Legge 14 giugno 1874, poiché i pubblici concerti musicali non servono solo di onesto passatempo, ma sono mezzo di educazione e di civiltà, e recano utilità morale, se non materiale. Cotale spesa per vero potrebbe solo essere proibita, quando la sovrimposta locale eccedesse il limite legale.»
Quindi probabilmente con gli eventi risorgimentali si ebbe un po’ di disorientamento nella ricostituzione della banda musicale di Ribera: sicuramente comunque continuava ad esistere ad opera di Antonino Castagna, come vedremo.
Un esempio dell’uso della banda in quel periodo lo leggiamo nell’inventario dei beni stilato dopo la morte di mastro Pietro Spallino avvenuta il 29 novembre 1872: “Lire centoquattordeci, e centesimi settantacinque, pari ad once nove per la banda musicale, e pel funerale del detto fu maestro Pietro Spallino.” (Archivio Comunale, notaio Bisogni Nicolò, volume registri anni 1872 parte 2ª). Quindi essa veniva impiegata per i funerali.
Probabilmente si eseguiva la musica a palco nelle domeniche o nelle feste, ma non abbiamo notizie di un palco fisso, ma verosimilmente esso veniva costruito in legno.
Comunque la prima banda musicale post-unitaria venne fondata da don Antonino Castagna, che probabilmente aveva studiato musica dallo stesso maestro Pietro Pace. Infatti agli atti del notaio Bartolomeo D'Angelo in data 29 ottobre 1868 (Archivio di Stato di Sciacca, vol. 12456) si ritrovarono “Il signor Don Antonino Castagna del fu maestro Liborio, maestro di musica, da una parte. E dall'altra Don Antonino Cinà del fu maestro Antonino, calzolaio, che assume l'obbligo tanto per se, che per i figli Antonino e Pietro, don Ignazio Parisi di fu don Pietro, sarto, che assume l'obbligo tanto per sé che per nominato Gaspare Cudia del fu maestro Giovanni…” seguono una sfilza di nomi di artigiani (che ritroveremo nella fondazione delle altre bande e citati in seguito); tutte queste persone “hanno stabilito di comporre una banda musicale che verrà regolata coi seguenti patti: Articolo primo, il succennato Castagna pella durata di anni sei di fermo decorrenti dal presente mese ottobre corrente anno sino a tutto settembre dell’anno 1874, con tutto quel zelo, ed amore e per quanto la sua abilità ed idoneità gli permettano, si obbliga istruire e dare studio di musica ai succennati don Antonino, Antonino e Pietro padre e figli Cinà, don Ignazio Parisi,…”. Seguono poi gli strumenti che si impegnano a suonare, con l’aiuto del Castagna, i componenti la banda, gli orari di studio e infine ogni componente doveva versare del denaro alla cassa comune per gli eventuali strumenti, per l’uniforme e per altre spese necessarie.
Non sappiamo se effettivamente la banda durò sei anni, però in questo periodo esisteva a Ribera la sola banda Castagna.
Delibera del Consiglio n. 36 del 1879
Comunque sembra che fino al 1879 il nostro comune non aveva ancora deliberato la costituzione di una banda comunale (cioè sovvenzionata con i soldi pubblici) perché nella delibera del Consiglio n. 36 del 28 settembre (1879) si dice che l’annata agraria di quell’anno era stata scarsa e che per la fiera dell’8 settembre i cittadini riberesi non sono stati in grado di pagare la banda e il comune se ne faceva carico per la somma di £. 150.

I Castagna. Mastro Antonino Castagna era figlio di quel Liborio che aveva fatto parte della prima banda di Ribera con il maestro Pace. Il mestiere esercitato da questo ramo della famiglia Castagna era di sarto. Mastro Liborio era nato a Ribera il 3.6.1798 da mastro Antonino e Maria Bordonaro, sposato sempre a Ribera il 21.11.1819 con Antonia Ciulla, nativa di Bisacquino, figlia di Antonino e Giuseppa Marrone. Moriva a Ribera il 2.6.1864. Don Antonino, figlio di questi, nato il 4.11.1835, si sposava a Ribera il 27.11.1855 con donna Serafina Inglese figlia di don Giuseppe e donna Giovanna Ciccone. Don Antonino Castagna quando si sposa dichiara di essere sarto, alla nascita del figlio Giuseppe, 1870, di essere professore di musica, alla nascita del figlio Calogero Eugenio, 1883, dice di essere “civile”, nel 1905 e nel 1915, quando si sposa il figlio Giuseppe e quando egli muore, risulta di nuovo maestro di musica. Infatti cessava di vivere nella sua casa posta in via Vespri Siciliani, oggi via Roma, al n. 6 il 21.2.1915. Quindi da Antonino Castagna e Serafina Inglese nascevano: 1) Liborio il 17.11.1865 che seguiva le orme del padre, si sposava in prime nozze a Ribera il 28.11.1892 con Carmela Pintauro, rimasto vedovo il 22.7.1894 emigrava in America dove convolava a nuove nozze ed ivi moriva; 2) Giuseppe il 25.8.1870, anche lui seguiva il padre nella musica, si sposava il 24.9.1905 con Leonarda Zaia e moriva a Ribera il 16.11.1952; 3) Calogero Eugenio Giuseppe nato il 22.8.1883, veniva avviato allo studio e diventava direttore didattico, si sposava a Ribera il 31.10.1914 con Angelina Ceti, si trasferiva a Sciacca e poi a Palermo dove moriva.
Ribera, 23 luglio 2015

Castagna Giuseppe nato nel 1870 (nel 1927) e figlio di Antonino

Castagna Giuseppe 1870 a tarda età

Castagna Calogero Eugenio nato nel 1883 altro figlio di Antonino