domenica 27 ottobre 2013

AURELIO TANCREDI UN GENOVESE A CALTABELLOTTA

Nel mese di maggio sono andato a Caltabellotta a trovare l'arciprete don Giuseppe Costanza nella chiesa del Carmine e questi mi ha chiesto se sapessi qualcosa della persona sepolta sotto la lapide posta sulla destra, all'ingresso della chiesa. Siamo andati a vedere la lapide, o meglio le lapidi, poiché una è posta sotto la nicchia d


i S. Michele e l'altra nella parete accanto; un tempo quest'ultima era sovrapposta alla prima. Lì è sepolto un certo Aurelio Tancredi. Il nome non mi diceva niente anche se, dalla lapide, si capisce che Tancredi era stato un amministratore del Duca di Bivona qualche anno prima della fondazione di Ribera: mi sono ripromesso di fare ulteriori ricerche in proposito.
Il giorno dopo ho fatto omaggio allo stesso Arciprete della mia ultima pubblicazione e cioè "Monografia sopra Ribera" scritta da Giuseppe Salerno e curata da me. Aprendo il libro a caso don Giuseppe si è accorto che, guarda un po' il caso, in una nota vi era trascritta la lapide in questione! Il Salerno aveva inserito nel suo manoscritto su Ribera una lapide che si trova a Caltabellotta e magari gli storici caltabellottesi (se ci sono stati) non ne hanno mai parlato!
Comunque il contesto in cui era inserita la lapide è questo: “Con Giovanni De Luna figlio di Pietro, si estinse la famiglia De Luna, sicché la contea di Caltabellotta, il Ducato di Bivona, e la Baronia di Macasoli passarono a Cesare Moncada secondo principe di Paternò sposo di Aloisia De Luna, metà secolo XVI ed è probabile che sia stato il Paternò colui, che abitando lontano degli appannaggi li abbia fatto amministrare, parte dal suo segreto di Caltabellotta (nota riguardante la lapide vedi sotto) a parte di quello di Bivona, alle quali sue amministrazioni ebbe allora a dividere la Baronia di Macasoli, aggregando a Caltabellotta i tre feudi che stavano lungo il corso inferiore di Macasoli, cioè le due Donne, e lo Strasatto a sinistra dello stesso Macasoli, unendo a Bivona gli altri sei cioè, Millaga, Finocchio, Balata, Ferraria, e le due Mailla.
(nota) Notiamo, che in una delle chiese di Caltabellotta esiste una tomba di marmo, che qui trascriviamo quanto in essa si legge, dove crediamo esservi stato sepolto il segreto cui sopra si accenna.
Nel prospetto
VICTUS AB EXTREMIS IACET HIC AURELIUS ANNIS
HAUD TAMEN AURELI HIC INCLYTA FAMA JACET
NAM QUEM NON VICIT FULVUM DUM VIVERET AURU(M)
HUIUS NON ULLO FUNERE FAMA CADET.
Nella parte superiore
AURELIO TANCREDI VIRO
CUM PRIMIS HONESTO ATQUE
INTEGRO BIBONENSIS DUCIS
PROCURATORI FIDISSIMO
FILIONA CONIUX AMANTISSIMA
EXIGVVM HOC MAGNI AMORIS
MONUMENTUM P OBIIT AETATIS
SUAE ANNO LX A CHRISTO NATO
M DC XVI. IV. NON MART
Tale iscrizione l’abbiamo noi osservata, nell’occasione d’essere stati in Caltabellotta, nella qualità di procuratore degli attuali sullodati Duchi di Bivona, per alcune cause pendenti in quella Pretura mandamentale.
In oggi l’iscrizione trascritta di sopra ci è stata favorita dall’egregio Cavaliere ufficiale Dottor Salvatore Turano di essa Caltabellotta, nostro carissimo amico, al quale abbiamo pregato di farcela tenere.”

Le epigrafi tradotte in italiano non letteralmente poiché le frasi sono poetiche, significano: Qui giace Aurelio vinto (dalla morte) dopo diversi anni di sofferenze, tuttavia qui non giace la sua gloriosa fama infatti in vita non si lasciò corrompere dal biondo dell'oro. La fama di un uomo non finisce con la sua morte. E la seconda dice: Aurelio Tancredi uomo onesto e integro, amministratore fedelissimo del Duca di Bivona. Filiona moglie amatissima con grande amore ha fatto erigere questo piccolo monumento. All'età di 60 anni è nato in Cristo il 4 marzo 1616 (IV delle none di marzo).

Ma queste poche e scarne notizie non potevano appagare la curiosità storica che è in me e così ho deciso di approfondire le ricerche su testi editi, ma la sola notizia che ho potuto rintracciare si trovava sul Nobiliario di Sicilia di Antonino Mango Casalgerardo, dove, parlando della famiglia Tancredi, si dice che un Giulio acquistò, nel principio del XVII secolo, il diritto del mezzograno sulle estrazioni di cereali dal caricatore di Sciacca, diritto in cui gli succedette il figlio Pietro e poscia il nipote Giulio.” Ma cercando in altri testi più completi non ho trovato cenno di questo diritto, nemmeno nella storia di Sciacca dello Scaturro. Giulio era certamente figlio di Aurelio.
Dovevo quindi cercare su documenti dell'epoca e così ho fatto una ricerca nel mio database di atti d'archivio e la ricerca si è rivelata abbastanza esaustiva da un punto di vista familiare, ma non purtroppo altrettanto esaustiva per quanto riguarda l'attività di amministratore di Aurelio Tancredi. Per cui bisognerebbe consultare il fondo notarile dell'Archivio di Stato di Sciacca ed il fondo Moncada dell'Archivio di Stato di Palermo.
Comunque dai documenti in nostro possesso e dalla lapide possiamo dire che Aurelio Tancredi era nato nel 1556 probabilmente a Genova, poiché dal suo codicillo (che è una appendice al testamento) rogato dal notaio Giacomo Plazza di Caltabellotta leggiamo: "... quod Aurelij de Tancredi Januensis et habitatores civitatis Saccae...". Notiamo, altresì, che l'atto venne rogato "Apud castrum Pogiudiane et intus eius viridarium" (Presso il castello di Poggiodiana e nel suo giardino).
Non sappiamo i motivi che lo portarono in Sicilia alla fine del '500, comunque il quel periodo il commercio era floridissimo tra le città portuali di Genova, Pisa, ecc. con la costa siciliana e quindi anche con Sciacca. Infatti arrivò a Sciacca quando aveva circa 20 anni e a 24 ivi si sposò in prime nozze l'11 luglio 1580 con Nunzia Tummiolo forse figlia di Simone. Con questa prima moglie ebbe almeno due figli di cui abbiamo la fede di battesimo (di eventuali altri non abbiamo notizie): Francesco Vincenzo nato il 4/10/1581 (padrini il magnifico Paolo Granone e la magnifica  Giovannella Granone) e Nicolina Maria nata l'1/12/1585 (padrini lo spettabile Giacomo Turano e Aloisia Imbeagna). Probabilmente morirono in giovane età o si spostarono in altro luogo.
Rimasto vedovo si risposò a Caltabellotta il primo marzo del 1591 con Apollonia Turano con atto dotale rogato dal notaio Giacomo Plazza. Da questo documento apprendiamo che i genitori di Tancredi si chiamavano Pietro e Pellegrina e sembra che in quella data fossero ancora vivi, mentre la sposa era figlia di Francesco Turano e Giovanna.
Probabilmente con questo matrimonio il Tancredi divenne Amministratore, allora chiamato "secreto" del Conte di Caltabellotta, poiché la famiglia Turano era fra le più notabili di questo paese.
Negli Stati feudali (comuni con territorio di pertinenza) gli ufficiali dell’amministrazione locale venivano nominati dal feudatario o, in sua vece, dal governatore che egli stesso eleggeva quando, per motivi di lontananza o di altro, non esercitava direttamente i suoi privilegi. Nell’ambito delle singole Università feudali la carica più importante era ricoperta dal Secreto (qualche volta localmente chiamato anch’egli Governatore o Camerario) il quale in loco rappresentava il feudatario. A lui faceva capo sia la secrezia o camera baronale (cespiti fiscali e privati del barone), sia l’amministrazione dell’Università (= del comune) e della stessa giustizia. Era il Secreto che curava la cessione in affitto della riscossione delle gabelle (o dazi), in proprio quella della secrezia, invece quella dell'Università con l’assistenza di Giurati, Sindaco, Maestro Notaro (segretario); era lui che insediava la Corte Capitanale (amministratori della giustizia), e la Corte Giuratoria (amministratori comunali), a lui infine i vari funzionari rispondevano del loro operato.
Nel periodo in cui Aurelio Tancredi fu secreto, il feudatario di Caltabellotta era Aloisia de Luna e Vega, sorella di primo letto di Giovanni (erano figli di Pietro de Luna) investita il 30 settembre 1592 della Contea di Caltabellotta, Ducato di Bivona, Contea di Sclafani, Terra di Caltavuturo, Baronia, Terra e feudo di Misilcassim, feudo di San Bartolomeo, feudo, Castello e tonnara di Castellammare del Golfo ed altri feudi e Castelli, per la morte del detto suo fratello Giovanni de Luna e la Cerda. Aloisia sposò Cesare Moncada Pignatelli, Principe di Paternò. Sposò in seconde nozze Antonio di Aragona e Cardona, Duca di Montalto e conte di Collesano vedovo di Maria La Cerda col quale non ebbe figli.
Del matrimonio tra il Tancredi e Apollonia Turano non abbiamo notizie di figli a Sciacca. È probabile che dimorassero a Caltabellotta, ma in questo comune i registri parrocchiali iniziano nel 1622, quindi alcuni anni dopo la morte di Aurelio.
Rimasto di nuovo vedovo si sposò per la terza volta il 27 agosto 1600 a Sciacca con Filiona (nome) Camilla (cognome), famiglia originaria pure di Genova, figlia del notaio Francesco e Margherita Liotta. Questa era nata a Sciacca 28 gennaio 1577, quindi aveva 21 anni meno del marito. Vennero ad abitare certamente a Caltabellotta poiché non si trovano figli nati a Sciacca. Mentre a Caltabellotta, sebbene non esistono i registri di battesimo del periodo, abbiamo trovato il matrimonio di una figlia, Anna Maria, che si sposa il 16 settembre 1629 con Giuseppe Canzoneri da Burgio. Un'altra figlia, Aloisia (l'avrà così chiamata per la duchessa di Bivona Aloisia De Luna?) si sposa con Andrea Traina da Santo Stefano di Quisquina qualche anno prima del 25 aprile 1623, data in cui abbiamo trovato la conferma del matrimonio agli atti del notaio Giacomo D'Angelo. In ambedue i matrimoni, come sappiamo, Aurelio era morto e da questo secondo atto apprendiamo che Filiona era moglie di Antonio Ansaldo. Abbiamo altresì notizie di un altro probabile figlio di Aurelio da un atto trovato presso il notaio Mariano Plazza che porta la data del 5 ottobre 1649 in cui si legge che il sacerdote Filippo De Giorgi di Chiusa faceva un legato a Giulia De Napoli vedova in ultimo loco di Giulio Tancredi. Non essendoci altri con questo cognome dalle nostre parti siamo propensi a credere che anche questo fosse figlio di Aurelio anche perché l'atto è stato rogato a Caltabellotta. Questo Giulio è verosimilmente quello di cui abbiamo parlato all'inizio che deteneva il diritto del mezzograno sulle estrazioni di cereali dal caricatore di Sciacca.
Dicevamo che Filiona si risposa con Antonio Ansaldo, anche questo un "secreto" del Duca di Bivona e Conte di Caltabellotta (purtroppo non abbiamo l'atto di matrimonio) che muore a Caltabellotta il 12 agosto 1633 a 50 anni circa e nel suo testamento rogato dal notaio Vincenzo Scoma il 10 agosto 1633 nomina erede universale la moglie Filiona da cui sembra non ebbe figli poiché non sono citati nell'atto. Ad Antonio Ansaldo nella "secrezia" seguirà Giovanni Antonio Spataro che nel 1635-36 su disposizione di Luigi Guglielmo Moncada fonderà Ribera.
Filiona detta le sue ultime volontà il 24 agosto 1641 al notaio Tommaso Abruzzo e nomina erede universale la figlia Anna Maria Tancredi in Canzoneri. Muore qualche giorno prima del 22 settembre dello stesso anno, data in cui viene rogato l'inventario dei beni dallo stesso notaio.

Raimondo Lentini

martedì 22 ottobre 2013

IL SEGRETO DEL CASTELLO
della serie “U tesoru ‘ncantatu”

La ricerca di tesori, di gallerie e passaggi segreti nel castello di Poggiodiana ha sempre affascinato grandi e bambini. La prima notizia scritta di tale ricerca ci pervine da Giuseppe Salerno che nel suo manoscritto della fine dell’800, ancora inedito, scrive: “Nell’interno del diruto castello, vi si rinvengono alcuni scavi dalla mano dell’uomo, dappoicché la credenza popolare induce esservi dei danari sepolti, ed ecco perché di tanto in tanto viene il ticchio in testa a qualche avido di tentare la sorte, facendovi degli scavi, ma nulla si rinviene per essere, come dicono i gonzi ed i creduloni, il danaro incantatu, cioè resosene padrone il demone infernale.
Si rapporta infatti sul riguardo, ed è diceria tradizionale, esservi stati due maestri murifabbri del nostro comune, dei quali non facciamo nome, per non attaccare direttamente la suscettibilità degli odierni parenti, e che trovato il denaro, sentirono i medesimi delle scosse di sassi nelle loro spalle lanciati da mano invisibile, ed una voce cupa, tremulante: Las…sa…li! Las…sa…li! pel che impauriti, lasciarono il visto tesoro, e dati di corsa a rompicollo, se la svignarono con affannata lena. Noi in buona fede non possiamo darne di tutto ciò la conferma, e non ci lusinghiamo a tanto vedere. Resti però al popolino la credenza, e procuri di tentar la sorte pure di notte!”
Del presunto tesoro non sappiamo ancora nulla. Ma del passaggio segreto abbiamo trovato un documento che ci spiega cosa essere stato veramente. Qualche anziano tempo fa ci riferiva di esservi entrato, ma tutti si spaventavano a proseguire e nessuno si avventurava più di qualche decina di metri per paura.
Il tempo sembra abbia chiuso l’imboccatura di questo passaggio segreto, ma la storia ed il documento ritrovato il giorno 19 novembre presso l’Archivio di Stato di Sciacca ci fanno capire lo scopo per cui esso venne costruito da Pietro Luna nella metà del 1500.
In quegli anni i lavori fervevano intorno al castello, infatti, anche se i documenti ritrovati sono pochi, dal momento che molti registri notarili sono andati perduti, si evidenzia la presenza nella zona di maestranze palermitane, quindi specializzate, che costruivano ponti, bastioni, e ... tunnel. Era il bel canto del cigno prima di morire. Dopo essere stato abbellito, fortificato, il castello, di lì a pochi decenni sarebbe stato abbandonato. (Come è successo alla ferrovia della nostra provincia: ormai è una storia vecchia che speriamo non si ripeta per l’Ospedale!)
Ma torniamo al nostro passaggio segreto. Il documento è stato stilato dal notaio Baldassare de Marinis (vol. 355, carta illeggibile) il 24 gennaio 1562 ed alla sua presenta si trovarono l’”Honorabilis magister Gilbertus Francoglia de urbs felicis Panormi” il quale si obbligava con l’”Illustrissimo et excellentissimo domino don Petro de Luna duci civitatis Bisbonae” a “pirchari (pirciari, bucare) la montagna supta lo castello di Pogiodiana” ad iniziare “di lo xumi (fiume) pinfina a lo giardino”. Quindi il mastro doveva fare un tunnel dal lato del Vallone del Lupo, cioè la collina dove sorge il castello sul lato nord del medesimo, fino al giardino sottostante sul lato opposto.
Vediamo ora le dimensioni e lo scopo di tale galleria: “... ut dicitur la mina (miniera, cava) divi essiri larga palmi octo (circa 2 metri) zoè (cioè) palmi sei ( circa 1,50 metri) per landito (?) seu (ossia) currituri di l’acqua...”. Ecco spiegato dunque il motivo della galleria: serviva per portare l’acqua nel giardino di Poggiodiana dove erano piantati, o si dovevano piantare, alberi esotici, agrumi, e tutte quelle piante che avevano bisogno di abbondanti quantità di questa sostanza vitale!
Di queste gallerie se ne trovano moltissime ad Agrigento e a Sant’Angelo Muxaro (i famosi ipogei).
L’altezza del tunnel doveva essere di palmi sette, cioè 1,75 metri, quindi abbastanza alta per potervi entrare sia il mastro che qualunque altra persona e l’acqua doveva passare di sotto in una incavatura apposita. Infine il prezzo pattuito fu di onze 1 e tarì 12 per ogni canna di scavo (circa due metri).
Abbiamo così scoperto il segreto del castello; con il restauro previsto per dicembre  non ci resta che scoprire l’ingresso ed esplorare la galleria che sarà certamente piena di... istrici.
Raimondo Lentini



I NOTAI DAL 1684 AD OGGI

Blasco Giacinto roga a Ribera dal 1723 al 1773. Nato ivi il 1° febbraio 1700 da Francesco e Vincenza Aucello, vive per un periodo a Villafranca, paese di origine del padre, poi compie gli studi a Palermo e indi inizia la sua attività a Ribera nel 1723 e nello stesso anno (il 1° novembre) sposa Pellegrina Tortorici figlia di Antonino e di Antonina Mauceri, e vedova di Pellegrino Puccio. Da questo matrimonio nascono due figli maschi: Francesco, che viene avviato agli studi ecclesiastici come suo zio Eucarpio e Giuseppe Maria avviato al notariato. Muore il 3 maggio 1773, dopo 50 anni di attività. Gran parte della storia del nostro comune la troviamo nei suoi 77 registri che si trovano nell’Archivio di Stato di Sciacca.
Blasco Giuseppe Maria roga a Ribera dal 1755 al 1765. Nato a Ribera il 24 marzo 1730 dal notaio Giacinto Blasco e da Pellegrina Tortorici, si sposa a Cianciana il 25 gennaio 1755 con donna Giovanna Mascarella di Leonardo e Angela Di Dio. Muore a Ribera il 12 giugno 1765. Anche di questa casata non abbiamo più notizie successive. (Registri n. 10).
Bisogni Nicolò roga a Ribera dal 1861 al 1900. Nato a Ribera il 13 marzo 1817 da don Pietro (il padre, Nicola era oriundo da Salerno) e da donna Maria Carmela Montalbano. Si sposa a Ribera il 31 dicembre 1865 con donna Anna Montalbano figlia di don Nicola Antonio e donna Rosalia Mandina. Ha studio in via Vespri Siciliani numero civico 34 (oggi via Roma). Muore il 18 agosto 1900.
Campione Paolo roga dal 1790 al 1820 sulla piazza di Caltabellotta e Ribera. Nato a Ribera il 21 gennaio 1759 da mastro Vito (originario di Burgio) e Anna Maria Renda; dopo aver finito i suoi studi a Palermo ivi si sposa con donna Teresa Camarrone (morta il 1° marzo 1817). Muore a Ribera il 1° dicembre 1820.
Caruso Luca roga sulla piazza di Ribera e Calamonaci dal 1706 al 1727, poi si trasferisce a Burgio dove continua a rogare fino al 1770. Nato a Burgio il 18 gennaio 1683 da Matteo e Laura Sciacca si sposa in prime nozze a Caltabellotta il 24 aprile 1713 con Laura Montalbano (n. 5.7.1693) figlia del notaio Benedetto e Caterina ed in seconde nozze il 18 maggio 1737 a Burgio con Antonina Speziale di Vincenzo e Elisabetta Colletti (vedova di Luca Provenzano e Antonino Cordaro da Villafranca). Viene a Ribera insieme ad un consanguineo il sacerdote Antonino Caruso. Muore a Burgio a 87 anni il 27 settembre 1770. (Registri per Ribera n. 11).
Ciaccio Antonino roga a Ribera dal 198. Nato a Sciacca il 
D’Angelo Bartolomeo roga prima a Cattolica Eraclea dal 1856 al 1858 e poi a Ribera dal 1858 al 1885.  Nato a Ribera il 13 febbraio 1815 da don Giovanni e donna Francesca Oddo si sposa l’8 settembre 1844 con donna Susanna Salerno figlia di don Nicola e donna Barbara Gatto. Viene eletto sindaco del Decurionato di Ribera per il biennio 1861-62. Muore il 23 settembre 1885. (Registri n. 36).
De Vita Andrea inizia la sua attività a Ribera nel 1666 e vi roga solo per un paio di anni, poi si trasferisce a Caltabellotta. Nato a Tropea da Giovanni Carlo De Vita e Cassandra Massara già da piccolo si trasferisce a Caltabellotta con la famiglia. Ha una sorella, Vittoria, suora nel monastero di Valleverde e un fratello medico, Cesare, che con lui viene ad abitare a Ribera. Si sposa a Sambuca il 26 aprile 1671 con donna Laura Catina (già vedova del dott. Carlo Quartararo) figlia del fu Vincenzo e Margherita Cicio. In questo comune abita per qualche anno e poi si trasferisce a Caltabellotta. Roga dal 1666 al 1680 anno in cui muore.
Di Giovanni Vincenzo roga a Ribera dal 1903 al 1937. Nato a Casteltermini il 6 novembre 1866 da don Gaetano e da donna Filippa Guida e sposatosi a Cianciana il 9 maggio 1901 con Luigina Montuoro figlia di Alfonso e di Maria Giuseppa Francesca Cordova. Ha rogato inizialmente a S. Elisabetta, trasferitosi poi a Ribera nel 1903 ha smesso la professione per limiti di età nel 1937. Muore a Ribera il 15 gennaio 1943 lasciando un solo figlio, Gaetano, che si trasferiva a Noto per motivi di lavoro.

Falletta Vincenzo roga a Ribera dal 1939 al 1954. Nato a Lucca Sicula il 24 giugno 1879 dal notaio Liborio e Liboria Maurello. Il 17.03.1900, a Lucca Sicula, si sposa in prime nozze con Corvo Antonina Rosaria fu Giuseppe, rimasto vedovo si risposa sempre a Lucca Sicula il 1° marzo 1930 con Maria Fontana di Gaetano e Luigia Contato. Si laurea in giurisprudenza e, abilitato al notariato, inizia la sua attività a Lucca Sicula nel 1920 dove ricopre anche la carica di segretario comunale. Nel 1939 si trasferisce a Ribera dove roga fino al 1954, abita nella via Parlapiano n. 46, e in quell’anno stesso si ritira per raggiunti limiti di età. Si trasferisce quindi a Palermo nel 1955 con la famiglia dove cessa di vivere il 14 giugno 1964.
Frangioglio Antonino roga a Ribera dal 1766 al 1792. Nato a Santo Stefano di Quisquina nel 1736 da Girolamo e da Benedetta Piazza, si sposa a Cianciana il 26 novembre 1761 con donna Caterina Palermo figlia di Filippo e Antonia Castrogiovanni e vedova di Giovanni Spinelli. Inizia l’attività notarile a Ribera nel 1765 dove muore il 15 novembre 1792 lasciando una figlia, Benedetta, sposata col notaio Gioacchino Leotta Bona e un figlio, Giuseppe Maria, anch’egli notaio rimasto celibe. (Registri n. 28).
Frangioglio Giuseppe Maria roga a Ribera solo per un anno dal 1792 al 1793. Nato il 16 dicembre 1769 dal notaio Antonino e da donna Caterina Palermo, muore celibe il 2 novembre 1793. (Registri n. 2).
Frangioglio Nicolò roga a Ribera nel 1744. Nato a Santo Stefano di Quisquina nel 1716 e probabilmente figlio del notaio G. Domenico Frangioglio, si sposa, forse a Palermo, con Giuseppa Capizzi. Nel 1744, si trasferisce a Ribera dove muore lo stesso anno il 21 settembre. (Registri n. 1).
Gatto Giovanni roga dal 1820 al 1856. Nato a Ribera l’8 agosto 1782 dal notaio don Sebastiano e da donna Susanna Canduscio. Si sposa il 29 marzo 1812 con donna Rosaria Gatto (sua cugina in primo grado) figlia di don Serafino e di donna Rosa Navarra. Lavora nello studio notarile del padre fino alla morte di questi, quindi continua a rogare, sotto proprio nome, fino al 1856. È sindaco del Decurionato di Ribera dal 1837 al 1839. Muore il 29 settembre 1856. (Registri n. 49).
Gatto Sebastiano roga a Ribera dal 1783 al 1820. Nato il 12 agosto 1759 da mastro Francesco e Rosaria Colletti, si sposa il 28 aprile 1782 con donna Susanna Canduscio figlia di don Carmelo e di Gioacchina Samaritano. Da questo matrimonio nascerà Giovanni che continuerà il lavoro del padre rogando dal 1820 al 1856, mentre Sebastiano muore a Ribera il 26 maggio 1831. (Registri n. 85).
Genova Giuseppe Maria roga a Ribera dal 1772 al 1789. Nato ivi il 2 febbraio 1745 dal notaio Pellegrino e da Leonarda Daino. Si sposa il 13 febbraio 1776 con donna Serafina Puma figlia di Sebastiano e di Vincenza Provenzano. Muore sempre a Ribera il 27 dicembre 1789. (Registri n. 17).
Genova Pellegrino roga a Ribera dal 1738 al 1773. Nato a Caltabellotta il 21 giugno 1708 da Paolo e Francesca Cognata e ivi sposa il 1° maggio 1740 Leonarda Daino figlia del fu Giuseppe e di Anna Raia. Inizia la sua attività a Ribera nel 1738. Avvia al notariato anche il figlio Giuseppe. La nipote, Giuseppa sarà la madre dello statista Francesco Crispi avendo sposato Tommaso Crispi. Muore a Ribera il 14 maggio 1773. (Registri n. 34).
Giaccone Antonino roga a Ribera dal 1749 al 1772. Nato a Ribera il 12 novembre 1725 da mastro Giuseppe, oriundo di Sciacca, e da Anna Salerno, inizia gli studi ecclesiastici diventando chierico. Intraprende poi gli studi giuridici diventando poi notaio. Si sposa a Calamonaci l’8 ottobre 1749 con donna Vittoria Costanza figlia di don Rosario e donna Antonina Galluzzo. Muore a Ribera il 5 agosto 1772 e della sua famiglia non troviamo più traccia a Ribera. (Registri n. 22).
Graffeo Giovanni Tommaso roga a Ribera dal 1709 al 1743, proveniente dalla piazza di Menfi dove aveva rogato dal 1705 al 1709. Nato a Sambuca di Sicilia il 20 dicembre 1676 dal notaio Aureliano (capostipite di una numerosa famiglia di notai) e da Giuseppa Lamanno, si trasferisce prima a Menfi e poi a Ribera insieme al fratello sacerdote Gaspare, qui si sposa il 29 aprile 1714 con Susanna Aiello figlia di Giuseppe e Rosa Piraneo. Muore sempre a Ribera il 28 settembre 1743. I discendenti, se ce ne sono stati, non sono rimasti a Ribera. (Registri n. 23).
Greco Giuseppe roga a Ribera dal 1716 al 1722, poi si trasferisce a Villafranca dove continua a rogare fino al 1724. Nato a Sciacca il 28 luglio 1688 da Andrea e Caterina Tavormina, viene a Ribera col fratello sacerdote Giovanni che era uscito dall’Ordine dei Minori di S. Francesco per incardinarsi nella diocesi agrigentina. Si sposa a Villafranca 7 gennaio 1720 con Margherita Boccuzza del fu Pietro e di Vita Bichino. Muore a Villafranca il 15 settembre 1724. (Registri n. 5).
Leotta Baldassare roga a Calamonaci dal 1875 al 1901. Nato a Ribera il 12 gennaio 1835 dal notaio Giovanni e da donna Maria Anna Castelli, dopo la morte del padre, avvenuta nel 1859, inizia la sua attività notarile a Calamonaci nel 1875 a 40 anni. Sposa a Villafranca l’11 giugno 1861 Lucrezia Buscemi figlia di don Michele e donna Caterina Musso. Muore a Ribera nella casa di propria abitazione posta in via Vespri Siciliani (oggi via Roma) il 4 agosto 1901.
Leotta Bona Gioacchino roga a Ribera dal 1773 al 1817 dove è nato il 16 dicembre 1747 da don Francesco, il cui padre, Michele, era oriundo di Sciacca, e da donna Anna Cambisano; è il capostipite di una lunga serie di notai fino ad arrivare al vivente Giovanni Leotta. Sposa in prime nozze il 22 luglio 1780 donna Laura Salerno figlia di don Francesco e di donna Onofria Attardi ed in seconde nozze il 27 settembre 1783 donna Benedetta Frangioglio figlia del notaio don Antonino e da donna Caterina Palermo. Muore a Ribera il 21 febbraio 1817 lasciando lo studio notarile al figlio Giovanni Maria. (Registri n. 64).
Leotta Gioacchino roga a Calamonaci (molti atti rogati a Ribera) dal 1854 al 1859. Nato a Ribera il 23 febbraio 1827 dal notaio don Giovanni Maria Leotta e da donna Maria Anna Castelli, sposa a Lucca Sicula il 27 aprile 1856 Rosa Falletta figlia di Vincenzo e Filippa Medici. Muore dopo pochi mesi la morte del padre il 7 novembre 1859. (registri n. 5).
Leotta Giovanni roga a Ribera dal 1950 al 1987. Nato a Sciacca il 16 dicembre 1912 dal notaio Giuseppe e da Maria Cassar, si sposa a Sciacca il 29 maggio 1950 con Brigida Politi di Tebaldo Giuseppe e Lina Amato. Si laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Palermo nel 1937 ed esercita la professione a Sciacca e a Ribera fino al 1950. In quell’anno inizia l’attività notarile sulla piazza di Alessandria della Rocca. Si trasferisce poi a Ribera dove roga fino al 1987 anno in cui si ritira per raggiunti limiti di età. È morto a Sciacca il………………
Leotta Giovanni Maria roga a Ribera dal 1818 al 1859. Nato ivi il 24 giugno 1796 dal notaio don Gioacchino Leotta Bona e da donna Benedetta Frangioglio si sposa il 17 ottobre 1824 con donna Marianna Castelli già vedova di don Giovanni Gatto e di don Giuseppe Cutino e figlia di don Baldassare e donna Leonarda Genova. Muore a Ribera il 28 gennaio 1859. (Registri n. 50).
Leotta Giuseppe roga a Ribera dal 1923 al 1947. Nato a Ribera il 3 gennaio 1873 dal notaio Baldassarre e da Lucrezia Buscemi, si sposa a Sciacca nel 30 dicembre 1905 con Maria Cassar di Raffaele e di Michela Imbornone (nipote del noto mons. Aurelio Cassar). Si laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Palermo nel 1896. Esercita la professione di avvocato fino al 1923 a Ribera e a Sciacca e in quell’anno inizia l’attività notarile ritirandosi per limiti di età nel 1947. Muore il 19 giugno 1952 a Ribera.
Mandina Bisogni Pasquale roga a Ribera dal 1873 al 1922. Nato a Ribera il 20 marzo 1847 dal dottor (chirurgo) don Camillo e da donna Marianna Bisogni si sposa a Caltabellotta il 23 ottobre 1883 con donna Matilde Caruso figlia di don Francesco e donna Mattea Rizzuti. Affianca al proprio cognome quello della madre per distinguersi da un cugino omonimo. Ha studio in via Indipendenza n. 34. Muore a Ribera il 25 giugno 1922.
Maniglia Antonino roga a Ribera dal 1814 al 1823. Nato a Rbera il 21 ottobre 1770 da Tommaso e Gioacchina Ciura si sposa il 15 ottobre 1797 con donna Maria Samaritano figlia di don Vincenzo e donna Rosa Friscia, sorella dell’arciprete Santo Samaritano, e muore sempre a Ribera il 27 dicembre 1823. (Registri n. 30).
Montalbano Benedetto roga a Ribera dal 1688 al 1690 poi si trasferisce a Caltabellotta, dove egli è nato, e roga ivi dal 1690 al 1713. probabilmente è rimasto celibe. Muore a Caltabellotta il 14 novembre 1713 all’età di 46 anni. (Registri n. 2). - 16.6.1669 da Nunzio e Domenica -
Montalbano Giuseppe Santi Maria roga a Ribera dal 1768 al 1783. Nato da famiglia calamonacese intorno al 1740 da Paolo e Anna Gagliano. Si sposa a Ribera il 24 marzo 1768 con donna Apollonia Ippolito figlia di don Giuseppe e donna Faustina Giaccone. Muore nel 1783 non a Ribera. (Registri n. 15).
Montalbano Nicolò roga dal 1698 al 1699. Nato a Caltabellotta il 7 giugno 1673 da Marco e Francesca Mauceri, si sposa a Ribera il 20 settembre 1698 con Anna Cambisano figlia del fu Martino e Laura Cascasi. Muore appena un anno dopo e cioè il 16 novembre 1699. (Registri n. 1).
Napoli Vincenzo roga a Ribera dal 1777 al 1806. Nato ivi l’8 dicembre 1756 da don Pietro Antonio e donna Pietronilla Turano (oriundi probabilmente da Bivona), si sposa intorno al 1790 donna Santa Garofalo forse a Santa Cristina Gela (Palermo) dove roga il primo anno di notariato (1777) poi si trasferisce a Ribera. Da questo matrimonio nascerà tra gli altri Pietro Antonio Napoli che diventerà sacerdote e poi Economo della Chiesa Madre di Ribera. Vincenzo muore il 19 giugno 1806. (Registri n. 65).
Noli Alfredo roga a Ribera dal 1975 al 1979. Nato a Cava dei Tirreni (Sa) il 4 luglio 1943 da Salvatore e Maria Fruscione si sposa a Lecce il 26 febbraio 1974 con Angela Libertini figlia di Achille e di Anna Gramito. Si laurea prima in Giurisprudenza nel 1967 e poi in Scienze Politiche nel 1971 presso l’Università di Napoli. Procuratore Legale nel 1968 quindi nel 1972 notaio titolare di Cianciana. In questa piazza roga fino al 1975 anno in cui si sposta a Ribera, in seguito alla morte del notaio Stalteri, dove vi rimane fino al 1979. Si trasferisce quindi a Roma dove oggi vive e continua l’attività notarile.
Oddo Antonino roga a Ribera dal 1774 al 1811. Nato a Ribera l’8 gennaio 1749 da don Giovanni Antonio e Francesca Galati. Sposa in prime nozze a Sciacca nella Chiesa Madre il 19 aprile 1773 donna Benedetta La Rosa del fu Pietro e Antonia Amato ed in seconde nozze a Ribera il 12 maggio 1787 donna Giuseppa Samaritano (sorella dell’allora arciprete Santo Samaritano) figlia di mastro Vincenzo e donna Rosa Friscia. Muore il 3 gennaio 1812 lasciando un solo figlio maschio Vincenzo che sposerà il 31 luglio 1825 donna Maria Rosa Leotta figlia del notaio Gioacchino e di donna Benedetta Frangioglio. Con quest’ultimo si estingue la linea maschile della famiglia Oddo a Ribera. (Registri n. 46).
Pasciuta Pietro roga a Ribera dal 1797 al 1820. Nato il 5 ottobre 1759 da don Vito e da donna Rosaria Todaro si sposa sempre a Ribera il 18 febbraio 1798 con Maria Anna Sortino figlia di don Gioacchino e di donna Rosalia Dalli. Muore il 18 luglio 1821. (Registri n. 56).
Pelella Riccardo roga a Ribera dal 1980. Nato a Sciacca il 4 settembre 1940 da Renato e Maria Molinari, si sposa a Tivoli il 5 settembre 1983 con Lida Quintiliani. Si laurea in Giurisprudenza presso l’Universtià di Palermo nel 1966 mentre è impiegato bancario. Vince il concorso di notaio espletato nel 1970. Dal 1973 è notaio sulla piazza di Menfi, mentre nel 1980 viene assegnato a Ribera dove roga tutt’oggi. Il padre ed il nonno del notaio Pelella erano originari di Napoli ed erano militari di carriera nella Marina. La famiglia Molinari dal 1702 hanno esercitato la professione notarile sulla piazza di Montevago.
Plescia Gioacchino roga a Villafranca (molti atti rogati a Ribera) dal 1847 al 1868. Nato a S. Margherita Belice il 8 ottobre 1800 dal notaio Giuseppe Giorgio e da Domenica Artale. Sposa a Villafranca Sicula il 17 ottobre 1851 donna Maria Antonia Musso figlia del fu don Antonino e di donna Vittoria Giandalia. Muore a Villafranca il 2 febbraio 1869. (Registri n. 8).
Ragusa Francesco roga a Ribera dal 1723 al 1736. Nato a Caltabellotta il 26 ottobre 1696 da mastro Crispino e Biagia Todaro, si trasferisce a Palermo per compiere gli studi di giurisprudenza. Nel 1723 lo troviamo a Ribera e due anni dopo, cioè l’8 febbraio 1725, sposa la riberese Anna Maria Aiello figlia di Giuseppe e di Rosa Piraneo. Muore sempre a Ribera il 5 dicembre 1736. (Registri n. 7).
Soldano Matteo roga prima a Montallegro dal 1741 al 1744, poi a Ribera dal 1744 al 1748. Nato a Lucca Sicula il 18 febbraio 1710 dal notaio Nicola e da Anna Musso, si trasferisce prima a Montallegro nel 1741 dove inizia la sua attività, poi si stabilisce a Ribera dove sposa il 4 maggio 1744 Maria Formusa vedova di Antonino Galati. Muore nel 1748. (Registri n. 3).
Stalteri Elio roga a Ribera dal 1950 al 1975. Nato a Siculiana il 13 gennaio 1917 da Giuseppe e da Giovanna Quartararo, si sposa a Ribera il 12 luglio 1954 con Concetta Cappello figlia di Giuseppe e di Giacoma Bonifacio da Ribera. Muore a Ribera, dopo essersi ritirato dal lavoro per motivi di salute, il 2 giugno 1976.
Tabone Domenico roga a Ribera dal 1684 al 1705. Nato a Cattolica nel 1650 dal notaio Calogero (n. 1629 di Gerlando n. ad Agrigento nel 1588 e Margherita dal 1616 a Cattolica) Tabone e Caterina (il quale roga ivi dal 1642 al 1713, salvo per un breve periodo in cui lo troviamo ad Agrigento dal 1650 al 53). Si sposa a Cattolica il 1° febbraio 1677 con Anna Casella (morta a Ribera il 21 settembre 1693) figlia di Francesco e Rosalia nata a Palermo e residente a Cattolica. Questi inizia la sua attività a Ribera e poi si trasferisce definitivamente ad Agrigento dove roga dal 1705 al 1730 anno in cui probabilmente è morto lasciandoci 17 registri in cui vi sono i primi atti ufficiali di Ribera.

Tallo Antonino roga a Ribera dal 1836 al 1871. Nato il 22 settembre 1793 da Giuseppe (figlio del fu Leonardo da Burgio) e da Angela Rinoldo, si sposa dopo il 1813 (non a Ribera) con Laura Salerno figlia di don Francesco e di donna Santa Vaccaro e già vedova di don Zaccaria Aucello. Smette di rogare dal 1843 per problemi con la giustizia, quindi riprende l’attività nel 1867. Muore il 31 luglio 1871. (Registri n. 18).

domenica 20 ottobre 2013

Amministrazione civica e sindaci di Caltabellotta

Ogni periodo storico e ogni stato ha avuto ed ha un suo tipo di amministrazione locale per poter controllare tutto il territorio sia da un punto di vista militare che amministrativo. 
La Sicilia è stata governata da svariati popoli sia del bacino mediterraneo che del nord Europa ed ognuno di questi ha cambiato, spesso radicalmente, il tipo di amministrazione. 
Tutto ciò fino al XIV secolo, epoca in cui le Università (comuni) siciliane acquisirono una personalità di diritto pubblico e, per l’adempimento dei vari servizi, si provvidero di un organico che rimase pressoché immutato fino ai primi decenni dell’Ottocento. 
Negli Stati feudali (comuni con territorio di pertinenza), e perciò anche in Caltabellotta, gli ufficiali dell’amministrazione locale venivano nominati dal feudatario o, in sua vece, dal governatore che egli stesso eleggeva quando, per motivi di lontananza o di altro genere, non esercitava direttamente i suoi privilegi. 
Nell’ambito delle singole Università feudali la carica più importante era ricoperta dal Secreto il quale in loco rappresentava il feudatario. 
A lui faceva capo sia la secrezia o camera baronale (cespiti fiscali e privati del barone), sia l’amministrazione dell’Università e della stessa giustizia. 
Era il Secreto che curava la cessione in affitto della riscossione delle gabelle (o dazi), curava in proprio quella della secrezia e con l’assistenza di Giurati, Sindaco, Maestro Notaro (segretario) quella dell’Università; era lui che insediava la Corte Capitanale (amministratori della giustizia), e la Corte Giuratoria (amministratori comunali); a lui infine i vari funzionari rispondevano del loro operato. 
Il territorio (Stato) di Caltabellotta era spesso dato in affitto, insieme a quello di Ribera e di Bivona, alla stessa persona. 
A titolo di cronaca riportiamo qui di seguito alcuni Secreti che hanno amministrato Caltabellotta e poi anche di Ribera: a metà del '500 Girolamo Turano e poi Giuseppe Priarruggia, alla fine dello stesso secolo Aurelio Tancredi, poi Antonio Ansaldo fino al 1635, dal 1635 al 1642 Giovanni Antonio Spataro, dal 1642 al 1660 Luigi Spataro, dal 1660 al 1661 Giuseppe Cattano, dal 1661 al 1665 Francesco Spataro, dal 1678 al 1687 Girolamo Colle da Bivona, nel 1688 Domenico Stella di Bivona. 
Al feudatario spettava anche la nomina di quattro Giurati dell’Università che presiedeva e la scelta doveva ricadere fra coloro che figuravano nella cosiddetta Mastra nobile, che era un elenco chiuso comprendente i nominativi dei cittadini che appartenevano alle famiglie più illustri del luogo. 
I Giurati entravano in carica il primo settembre di ogni anno (giorno in cui iniziava l’anno indizionale) ed erano gli esecutori delle disposizioni delle autorità centrali. Avevano il potere di emanare “bandi e comandamenti” e di ordinare le ingiunzioni (che facevano eseguire dal Serviente della Curia Giuratoria). 
Principale cura dei Giurati era quella di provvedere all’Annona dell’Università con i mezzi allora ritenuti più validi, come l’approvvigionamento del frumento, il divieto di esportare determinati prodotti, l’imposizione del prezzo di taluni generi, l’obbligo del rivelo delle coltivazioni e dei prodotti agricoli, ecc. Era anche loro compito mettere all’asta le gabelle dell’Università e dare le disposizioni per tutelare la tranquillità e la salute pubblica, per provvedere alla pavimentazione delle strade urbane ed eventualmente anche di quelle extraurbane, per fare eseguire “acconci e ripari” alle fontane ed agli acquedotti, per regolarizzare il commercio.
Altre figure che facevano parte della Corte Giuratoria erano il Tesoriere, che deteneva la cassa dell’Università; il Detentore dei libri, che aveva il compito di tenere aggiornati i registri dell’Amministrazione finanziaria dell’Università; il Maestro Notaro (segretario), che svolgeva le funzioni di notaio e cancelliere della corte giuratoria, ed aveva l’obbligo di tenere aggiornati i registri delle lettere e degli atti civili e quelli delle “insinue”; il Mazziere che era colui che, nelle feste e nelle apparizioni ufficiali della Corte Giuratoria, precedeva questa portando la “mazza” di rappresentanza. 
Dal viceré Caracciolo, nel 1782, venne resa obbligatoria la figura del Sindaco, che aveva funzioni di difesa degli interessi della popolazione e di controllo dell’operato dei Giurati, specie per la parte finanziaria e quindi, essendo questa figura di nomina viceregia, si tendeva a diminuire il potere baronale. Fino alla riforma del 1812 il consiglio era ancora presieduto non dal Sindaco ma ancora dal capitano di giustizia, di nomina baronale.
Fino al 1815 non possiamo dunque parlare del Sindaco come lo intendiamo oggi. 
Per poter fare un elenco dei componenti della Curia Giuratoria triennio per triennio si dovrebbero consultare i registri dei notai (Archivio di Stato di Sciacca) o dei Conti Civici (Archivio di Stato di Palermo).
A titolo di esempio riportiamo quelli del 1604: Ottavio Ficano, Giuseppe Lo Piccolo, notaio Giacomo Plazza e Giuseppe Mangananti; e del 1644: Carlo D'Angelo, Giuseppe Abruzzo, notaio Giuseppe Celino e Francesco Cipolletta.
Il parlamento (dal 18 giugno - al 6 novembre 1812) riformò l’antico organismo costituzionale della Sicilia: venne decretata l’abolizione della feudalità e di tutti i privilegi baronali, tutti i cittadini vennero dichiarati soggetti alle stesse leggi e agli stessi magistrati. I Giurati venivano ora nominati, non dal feudatario, ma dallo Stato; il loro numero era sempre di quattro e tale corpo veniva chiamato Magistrato Municipale. Questo è solo un piccolo passo che porterà all’altra riforma più radicale che abolirà i Giurati per sostituirli con il Decurionato.
Con la riforma amministrativa attuata dalla legge dell’11 ottobre 1817, la Sicilia, che era stata divisa nel 1812 in 23 comarche o distretti, fu invece divisa in 7 province, pur conservando i suddetti distretti una certa autonomia. In ogni provincia fu messo un intendente e un consiglio d’intendenza e uno provinciale e in ogni distretto si ebbe un sottointendente e un consiglio distrettuale. Tale legge entrava in vigore il 1° gennaio del 1818 e portava dei cambiamenti radicali anche nell’amministrazione dei comuni. Infatti alla Magistratura Municipale dei Giurati subentrò il Decurionato e il Sindaco, in gran parte privo delle caratteristiche e dei poteri concessi dagli Aragonesi al Baiulo e ai Giurati. 
Venne abolito il Consiglio Civico, furono proibite le elezioni alle cariche civiche, sicché l’Intendente sottoponeva alla scelta e alla nomina del Luogotenente una rosa di eleggibili, per le città al di sopra dei sei mila abitanti, così come faceva il Sotto-intendente nei confronti dell’Intendente, per i paesi da tre a sei mila abitanti. 
Quindi i decurioni nel giugno del 1818, in forza della disposizione del 24 marzo precedente, venivano determinati in rapporto agli abitanti e per la prima volta venivano nominati dagli Intendenti o dai Vice-intendenti, nel caso di Caltabellotta dal Vice-intendente di Bivona, su segnalazione di terne di nomi. Per tale elezione bisognava far parte della classe dei Civili, ovvero avvocati, medici, sacerdoti, ecc. e dovevano essere forniti di un censo stabilito dalla legge per ogni comune. 
Da notare che nel gennaio 1848 si formarono nei comuni siciliani dei Comitati Provvisori, in seguito alla Rivoluzione di Palermo del 12 gennaio, che si estesero in tutta l’Isola (i loro capi venivano chiamati Presidenti del Municipio e durarono in carica fino al maggio 1849). La stessa cosa succedeva con la venuta di Garibaldi in Sicilia nel 1860, fino a quando le leggi unitarie venivano a modificare quelle vecchie borboniche. 
Per avere un elenco completo dei decurioni bisognerebbe avere le delibere comunali, ma purtroppo a Caltabellotta l'archivio è pressoché inesistente per questo periodo; si potrebbe sopperire con le copie che sono presso l'Archivio di Stato di Agrigento.
Con l’unità d’Italia, dopo un breve governo provvisorio, venivano riorganizzati i comuni ed emanate leggi e decreti aventi effetto in tutto il territorio nazionale. Praticamente non cambiò nulla se non nel nome, che da Decurionato veniva ora chiamato Consiglio Comunale e che cominciò a funzionare dal 24 gennaio 1861. Infatti questo consiglio veniva sempre nominato dall’alto e per volere e volontà di persone estranee al comune e non dal popolo. Così la rivoluzione fu solo una grande delusione.
È stato possibile fare un elenco, con un breve profilo biografico dei sindaci e i soli nomi dei sostituti dal 1820 al 1878, con l'ausilio dei registri dello Stato Civile, dove per quasi tutto l'800 il sindaco era sempre presente come ufficiale dello Stato Civile, mentre successivamente delegava sempre un assessore o altra persona. Per gli anni successivi al 1878 riportiamo l'elenco, peraltro senza le date di inizio e fine sindacatura, fatto Francesco Nicotra nel Dizionario illustrato dei comuni siciliani, e da Accursio Castrogiovanni sul sito www.caltabellotta.com per quelli del periodo fascista. La data non si riferisce alla nomina, ma a quella del relativo atto dello Stato Civile dove ogni singolo sindaco si firma.

Nicolosi Pellegrino Sindaco dal 1820 o prima al 6.5.1824. Nato a Caltabellotta il 24.3.1768 da mastro Paolo e da Maria Grisafi, sposato a Caltabellotta il 12.10.1788 con donna Mattia Medici figlia di don Mariano e di donna Anna Pampinella. Muore a Caltabellotta l'1.9.1837.
Bellitti Antonino Sindaco dal 7.5.1824 al 31.12.1824. Nato a Sciacca il 13.11.1762 dal dottore in ambe le leggi don Giovanni e da donna Benedetta Mirabile, sposato con donna Concetta Argirio. Anche lui diventa dottore in ambedue le leggi. Muore a Caltabellotta il 19.1.1825 mentre è ancora in carica.
Turano Crispino 2° eletto dal 1.1.1825 al 29.4.1825.
Grisafi Pietro Sindaco dal 2.5.1825 al 4.1.1827. Nato a Caltabellotta il 27.6.1779 da don Domenico e da donna Antonina Gaglio, sposato a Caltabellotta l'8.7.1804 con donna Alberta Genova (vedova del notaio Onorato Grisafi) figlia del notaio Ignazio e di donna Orsola Navarra. Muore a Caltabellotta l'1.8.1854.
Turano Crispino 2° eletto dall'8.1.1827 al 31.12.1827
Truncali Vito Sindaco dal 6.1.1828 al 31.12.1830. Nato a Caltabellotta l'8.5.1792 dal notaio don Gesualdo e da donna Francesca Planeta, notaio anche lui, rimane celibe e muore a Caltabellotta il 25.11.1833.
Grisafi Vincenzo Sindaco dall'1.1.1831 al 28.6.1831. Nato a Caltabellotta il 30.11.1786 da don Mariano e da donna Marianna Cattano, sposato a Caltabellotta il 2.3.1835 con donna Rosaria Montalbano figlia del fu notaio don Luigi e donna Rosalia Marines. Muore a Caltabellotta il 22.1.1855.
Curcio Liborio 2° eletto dal 6.7.1831 al 9.3.1834
Ragusa Pellegrino Sindaco dal 12.3.1834 al 30.1.1837. Nato a Caltabellotta il 10.2.1786 dal notaio don Alberto e da donna Caterina Grisafi, sposato a Caltabellotta il 22.3.1812 con donna Marianna Montalbano figlia del barone di Villamena don Pellegrino e di donna Caterina Curcio. Notaio. Muore a Caltabellotta il 20.8.1871.
Caruso Francesco Sindaco dal 2.2.1837 al 29.12.1839. Nato a Caltabellotta il 3.5.1800 da don Francesco e da donna Dorotea Lombardo, sposato a Caltabellotta il 28.7.1834 con donna Mattia Rizzuti fu don Vito e di donna Marianna Nicolosi. Muore a Caltabellotta il 5.11.1881.
Curcio Liborio Sindaco dal 3.1.1840 al 3.1.1843. Nato a Caltabellotta il 2.10.1789 da don Francesco Curcio Sortino e da donna Cecilia Catinella, sposato a Caltabellotta il 17.10.1819 con donna Giuseppa Grisafi figlia del fu don Mariano e di Marianna Cattano. Muore a Caltabellotta il 30.7.1861.
Bavetta Rosario Sindaco dal 7.1.1843 al 28.12.1844. Nato a Caltavuturo nel   1807 da don Bernardo e da donna Rosa Meli, sposato a Caltabellotta il 5.6.1837 con donna Paola Colletti figlia del fu don Girolamo e di donna Antonia Favoroso. Medico fisico. Muore a Caltabellotta il 22.9.1871 a 64 anni.
Rizzuti Nicolò 2° eletto dal 30.12.1844 al 29.12.1845.
Grisafi Vincenzo Sindaco dal 2.1.1846 al 21.2.1848 (vedi sopra).
Grisafi Vincenzo Presidente del Comitato Provvisorio dal 23.2.1848 al 18.7.1848.
Ragusa Pellegrino Presidente del Municipio dal 21.7.1848 al 30.4.1849.
Grisafi Vincenzo Sindaco dal 5.5.1849 al 30.12.1853 (vedi sopra).
Curcio Gaetano Sindaco dal 3.1.1853 al 2.9.1853. Nato a Caltabellotta il 19.10.1790 da don Pietro e da donna Anna Curcio e Sortino, sposato a Caltabellotta il 6.1.1813 con donna Luigia Genova figlia del fu notaio don Ignazio e donna Orsola Navarra. Muore mentre è in carica a Caltabellotta il 19.9.1853.
Colletti Pellegrino 2° eletto dal 3.9.1853 al 28.4.1854.
Montalbano Giuseppe Sindaco dall'1.5.1854 al 14.1.1856. Nato a Caltabellotta il 3.6.1796 dal notaio don Luigi e da donna Rosalia Marines, sposato a Caltabellotta il 21.9.1829 con donna Pellegrina Grado figlia del fu don Mariano, aromataio, e di donna Giustina Montalbano. Medico fisico. Muore a Caltabellotta il 25.1.1866.
Bona Emanuele Sindaco dal 19.1.1856 al 31.12.1858. Nato a Palermo nel 1794 dal barone don Giuseppe e da donna Giuseppa Pastore, sposato a Caltabellotta il 5.10.1835 con donna Maria Carolina Montalbano figlia del barone di Villamena don Pellegrino e di donna Paola Concetta Grisafi. Barone di Rahalmaimone o Scunda. Muore a Caltabellotta il 30.6.1863.
Rizzuti Nicolosi Giuseppe Sindaco dal 2.1.1859 al 18.5.1860. Nato a Caltabellotta il 30.12.1821 da don Vito, aromataio, e da donna Marianna Nicolosi, sposato a Caltabellotta il 12.1.1861 con donna Anna Rosalia Montalbano figlia di don Giuseppe, medico, e di donna Pellegrina Grado. Muore a Caltabellotta l'8.8.1900.
Vita  Francesco di Paola Governatore provvisorio dal 20.5.1860 al 5.6.1860.
Turano Pellegrino Presidente del Municipio dall'8.6.1860 al 20.3.1861. Nato a Caltabellotta il 16.9.1825 da don Crispino e da donna Camilla Caruso, resta celibe e muore a Caltabellotta il 12.7.1896.
Bona Emanuele Assessore anziano e Sindaco ff dal 22.3.1861 al 14.4.1861.
Bona Emanuele Sindaco dal 20.4.1861 al 15.3.1862 (vedi sopra).
Rizzuti Pellegrino Assessore e Sindaco ff dal 24.3.1862 al 6.6.1862.
D'Agostino Giovanni Lorenzo Delegato straordinario e Sindaco ff dal 9.6.1862 al 13.10.1862.
Rizzuti Pellegrino Assessore e Sindaco ff dal 18.10.1862 al 2.11.1863.
Genuardi Pellegrino Assessore e Sindaco ff dal 7.11.1863 al 25.11.1863.
Truncali Giuseppe Assessore e Sindaco ff dal 27.11.1863 al 3.6.1864.
Buttafuoco Paolo Sindaco dall'8.6.1864 al 23.11.1864. Nato a Caltabellotta il 9.4.1798 da Lorenzo e da Caterina Daino, sposato a Caltabellotta il 24.11.1834 con donna Maria Stella Grisafi figlia del fu don Mariano e di Marianna Cattano. Si laurea in medicina. Muore a Caltabellotta il 16.9.1866.
Bavetta Rosario Assessore e Sindaco ff dal 29.11.1864 al 18.9.1865.
Vita Antonino Assessore e Sindaco ff dal 20.9.1865 al 7.11.1865.
Buttafuoco Paolo Sindaco dall'11.11.1865 al 19.11.1865 (vedi sopra).
Genuardi Pellegrino Assessore e Sindaco ff dal 19.11.1865 al 24.11.1865.
Sala Pietro Regio delegato straordinario dal 27.11.1865 al 31.1.1866.
Genuardi Pellegrino Assessore e Sindaco ff dal 4.2.1866 al 25.4.1866.
Turano Francesco Sindaco dal 3.5.1866 al 25.3.1867. Nato a Caltabellotta il 20.11.1829 da don Crispino e da donna Camilla Caruso resta celibe e muore a Caltabellotta il 22.1.1889.
D'Agostino Giovanni Lorenzo Delegato straordinario dal 10.4.1867 al 21.6.1867.
Genuardi Pellegrino Assessore e Sindaco ff dal 24.6.1867 al 13.10.1867.
Aquilina Giuseppe Sindaco dal 17.10.1867 al 30.12.1868. Nato a Caltabellotta il 24.1.1814 da don Vincenzo e da donna Concetta Bellitti, sposato a Caltabellotta il 12.10.1835 con donna Anna Rizzuti figlia di don Calcedonio e della fu donna Eleonora Grisafi. Muore a Caltabellotta il 4.2.1886.
Rizzuti Pellegrino Sindaco dal 2.1.1869 al 15.3.1869. Nato a Caltabellotta il 29.4.1824 da don Vito, aromataio, e da donna Marianna Nicolosi, sposato nel 1846 con donna Maddalena Sangiorgio figlia di don Davide e donna Girolama Zimbardi. Muore a Caltabellotta il 9.3.1889.
Aquilina Giuseppe Sindaco dal 21.3.1869 al 21.11.1869 (vedi sopra).
Turano Salvatore Assessore e Sindaco ff dal 23.11.1869 all'11.12.1869.
Aquilina Giuseppe Sindaco dal 14.12.1869 al 31.12.1869 (vedi sopra).
Truncali Planeta Giuseppe Sindaco dal 4.1.1870 al 1872. Nato a Caltabellotta l'8.5.1795 da don Gesualdo e da donna Francesca Planeta, sposa donna Giuseppa Imbornone e muore a Caltabellotta il 6.8.1873.
Turano Salvatore Sindaco dal 17.3.1873. Nato a Caltabellotta il 28.5.1834 da don Crispino e da donna Camilla Caruso, sposato a Caltabellotta il 12.2.1877 con Maria Concetta Grisafi figlia del fu don Vincenzo e donna Rosaria Montalbano. Muore a Caltabellotta il 15.4.1906.
Schittone Curcio Antonino Sindaco. Nato a Caltabellotta l'1.3.1851 da don Paolo e da donna Cecilia Curcio, sposato a Ribera il 26.2.1881 con donna Barbara D'Angelo figlia del notaio don Bartolomeo e di donna Susanna Salerno da Ribera. Muore a Caltabellotta il 9.10.1929.
Bona Giuseppe Sindaco. Nato a Caltabellotta il 22.8.1836 dal barone don Emanuele e da donna Carolina Montalbano, sposato a Palermo il 14.1.1874 con donna Maria Felicia Carolina Certa figlia del fu don Ignazio e di donna Maria Calogera Belli. Barone di Rahalmaimone o Scunda. Muore a Caltabellotta il 31.3.1916.
Russo Ignazio Commissario Prefettizio
Vita Francesco Commissario Prefettizio
Turturici Antonino Podestà
Gaglio Filippo Podestà
Turturici Antonino Podestà
Grisafi Antonino Sindaco
Buttafuoco Pellegrino Sindaco

Raimondo Lentini

  



venerdì 18 ottobre 2013

Pellegrino Ragusa Barone di S. Simone

A Sciacca nacque e visse Pellegrino Ragusa barone di S. Simone, anch'egli come gli altri baroni di cui abbiamo parlato precedentemente apparteneva ad una famiglia che aveva conquistato la nobiltà con il denaro.
I Ragusa di Sciacca, comunque, venivano da Caltabellotta come lo stesso Ciaccio ci dice: "Di questa famiglia fuvvi un ramo, discendente da Caltabellotta, appartenente alla nobiltà; e poiché alcuni di essi portavano il nome di Cirillo furono detti i baroni Cirillo. Il titolo baronale l’avevano sopra il feudo San Simeone comprato nel 1791 da don Pellegrino, il quale ne fu investito con privilegio del 3 settembre 1791, firmato dal viceré Principe di Caramanico. Il detto don Pellegrino fu capitano d’armi nel 1808 e giurato nel 1810, e due anni appresso si ebbe quest’ultima carica Cirillo. Un Giuseppe, dottore in Teologia e professore in ambo i diritti, fu qui vicario foraneo e dei monasteri, il quale nel 1809 ebbe concesso per se e suoi il diritto della sepoltura in questa chiesa di S. Domenico, ove si osserva la bella lapide in marmo con la iscrizione." (M. Ciaccio, Sciacca. Notizie storiche e documenti, Sciacca 1988).
Il capostipite si chiamava Francesco sposato intorno al 1640 con certa Angelica, il quale non aveva nessun titolo, mentre il figlio Domenico all'epoca del matrimonio era "mastro", ma non sappiamo che mestiere svolgesse. Era nato a Caltabellotta il 5 marzo 1643 (padrino di battesimo il not. Vincenzo Canduscio) e si sposava il 28 novembre 1666 con Felicia Colletti figlia del fu mastro Filippo e di Diana Angela Canduscio.
Nel giro di due generazioni la famiglia fa un salto di ceto, infatti il loro figlio Cirillo viene avviato agli studi giuridici a Palermo e diventa notaio e, nel 1729, proconservatore a Caltabellotta. Egli era nato a Caltabellotta il 29 novembre 1684 e si sposava sempre a Caltabellotta il 5 giugno 1707 con Giuseppa Daino figlia del fu Benedetto e di Leonarda. I suoi registri iniziano nel 1706 e finiscono nel 1752 quando moriva il 21 settembre.
Uno dei suoi figli, Pellegrino, era nato a Caltabellotta il 13 dicembre 1726, si laureò in ambedue i diritti e si sposò ad Agrigento nella parrocchia di S. Michele il 10 ottobre 1750 (nell'atto di matrimonio risulta essere di Caltabellotta e per qualche tempo abitante a Sciacca) con donna Costanza Amico figlia del fu don Giambattista e donna Francesca Sileci.
La famiglia Ragusa fino a questo periodo abitava ancora tra Sciacca e Caltabellotta, mentre il figlio di questi, Cirillo, nasceva  a Caltabellotta il 16 aprile 1753, si sposava a Castelvetrano nella Chiesa Madre il 22 ottobre 1774 con donna Giovanna Di Blasi figlia del fu don Girolamo barone di Salina e di Girolama Carlino; questi si trasferiva definitivamente a Sciacca. Il Ciaccio ci dice anche il palazzo dove andavano ad abitare: "La casa Ragusa, che guardasi di fronte, salendo il Corso Garibaldi. Fu già della ricca e baronale famiglia Ragusa; e si possiede oggi dal cav. Vincenzo De Stefani‑Falco, il quale, assai ricco, e buon cultore dell'architettura e della pittura, l'ha tutta riformata, meno che nel prospetto. Vi si trovano de' dipinti da lui eseguiti e alquanti quadri di buoni autori." Cirillo moriva a Sciacca il 14 novembre 1813 e la moglie il 16 ottobre 1821 all'età di 65 anni.
Finalmente il figlio di Cirillo, Pellegrino nato a Sciacca il 22 e battezzato il 23 agosto del 1775 nella parrocchia di S. Vito (il padrino su procura fu Carlo Cottone principe di Villarmosa) diventava barone di S. Simone ed il San Martino De Spucches ci dice testualmente al quadro 985: "Pellegrino Ragusa ottenne la concessione di questo titolo di Barone sopra allodio con Diploma del 3 Settembre 1791, e ciò per sé e suoi discendenti (Cons. Reg., Mercedes, libro del 1791-92, f. 45). È lo stesso che col predicato di Casale era posseduto da Nicolò Priulla; questi non avendo pagato i donativi, ebbe confiscato il titolo che, a mezzo della Deputazione del Regno, il Viceré vendette a detto Ragusa. Non ci sono ulteriori riconoscimenti."
Quindi Pellegrino si sposava a Sciacca nella Matrice il 23 febbraio 1800 con donna Elisabetta Planeta fu don Mario e di donna Elisabetta Solimena. 
Pellegrino moriva  a Sciacca il 5 dicembre 1820.
La linea maschile dei Ragusa si spegneva col di loro figlio Cirillo nato a Sciacca il 10 dicembre 1804 e ivi morto celibe il 23 dicembre 1839; questi fu senatore in Sciacca nel 1812-13.
Tutti i notai Ragusa che abbiamo avuto nella provincia sono di Caltabellotta: Mario che roga dal 1697 al 1699 a Caltabellotta; Cirillo suddetto dal 1706 al 1752; Alberto che roga dal 1781 al 1807 a Caltabellotta e Pellegrino che roga dal 1809 al 1871 a Caltabellotta. Infine Francesco, che roga a Ribera dal 1723 al 1736, era nato a Caltabellotta il 26 ottobre 1696 da mastro Crispino e Biagia Todaro, si trasferiva a Palermo per compiere gli studi di giurisprudenza. Nel 1723 lo troviamo a Ribera e due anni dopo, l’8 febbraio 1725, sposava la riberese Anna Maria Aiello figlia di Giuseppe e di Rosa Piraneo e moriva sempre a Ribera il 5 dicembre 1736. Il di lui padre, mastro Crispino, era pittore, notizia che apprendiamo dal Ciaccio nell'opera sopra citata e come ci riporta anche Ignazio Navarra (Arte e storia a Sciacca, Caltabellotta e Burgio dal XV al XVIII secolo): "All'Aversa appartiene un affresco, un tempo nella chiesa di S. Michele Arcangelo, raffigurante S. Michele che scaccia Lucifero dal cielo eseguito con l'aiuto del pittore Crispino Ragusa di Caltabellotta."
Infine il Mango Casalgerardo, Nobiliario di Sicilia, ci riporta tutte le altre famiglie Ragusa che godettero nobiltà in Sicilia e l'arma: "Godette nobiltà in Palermo, Caltagirone, Mazzara, ecc. Un Guglielmo possedette il feudo Gomerino in Malta, di cui ottenne conferma a 17 giugno 1320; un Antonio, da Caltagirone, con privilegio del 4 novembre 1578, ottenne concessione del titolo di regio cavaliere; un Giovan Antonio fu giurato in Mazzara nel 1582-83; un Gaetano fu giudice pretoriano in Palermo nell’anno 1728-29, del tribunale del Concistoro nel 1732, della Gran Corte nel 1741-42; un Cirillo fu proconservatore in Caltabellotta nel 1729 e tale carica tenne, nel 1734, in Mazzara un Giovanni; un Giovanni Ragusa e Spatafora fu prefetto in Mazzara nel 1745-46; un Biagio fu giudice pretoriano in Palermo nel 1751-52 e del tribunale del Concistoro nel 1773-74-75; un dottor Giuseppe è proposto a 10 settembre 1764 tra i nobili da far parte della mastra di Milazzo; un Giovanni Ragusa e Roblebillo nel 1765-66 è tra i nobili da squittinarsi in Mazzara; un Pellegrino, da Sciacca, a 3 settembre 1791 ottenne il titolo di barone di S. Simone; un barone Cirillo fu senatore in Sciacca nel 1812-13.
Arma: d’azzurro, al monte di tre cime d’oro, quello di mezzo cimato da un castello dello stesso torricellato di tre pezzi; con una bandiera d’argento svolazzante a sinistra ed un sole nascente d’oro (ramo di Mazzara); d’azzurro, all’aquila spiegata d’argento, nascente dalla fiamma di rosso (ramo di Palermo)."

Raimondo Lentini
Francesco Spadaro barone di Santa Lucia

Tra la fine del '500 e gli inizi del '600 il governo spagnolo per
impinguare le casse dell'erario, oltre ad agevolare la messa a
coltura dei latifondi con la fondazione di nuovi centri, si mise
a vendere titoli nobiliari. Quindi tutti coloro che avevano la
possibilità, ed in genere erano gli amministratori e i gabelloti,
acquistavano i vari titoli che mano a mano il governo si
inventava o faceva ricadere su un determinato feudo.
Così a Caltabellotta abbiamo avuto il barone di Sant'Agata, il
barone di Santa Lucia, il barone di Villamena, ecc.
La volta scorsa abbiamo parlato di quello di Sant'Agata, ora
tratteremo del barone di Santa Lucia.
Il titolo venne concesso per la prima volta a Don Vincenzo
Marsala, di Pietro Antonio e suoi eredi e successori con
privilegio del 4 maggio 1656, come dice sia il San Martino De
Spucches che il Mango di Casalgerardo (vedi note articolo
precedente).
Il Marsala era di Burgio, ma il titolo passò subito alla famiglia
Spadaro di Caltabellotta, come vedremo.
Il padre di Vincenzo Marsala, Pietro Antonio si era sposato a
Burgio il 25.5.1643 con Maria Maurici figlia del fu Simone
(di Giovanni e Eumilia Medici) e Antonina Lucchese (di
Andrea e Benvenuta) di Sciacca e, come si vede dai cognomi
delle rispettive famiglie di appartenenza (Maurici, Medici e
Lucchese), molto note per essere state nell'amministrazione
pubblica. Alla data di questo primo matrimonio non aveva
nessun titolo, mentre nel secondo matrimonio avvenuto il
29.4.1657 con donna Vincenza Di Blasi di don Giuseppe e
donna Caterina Di Maggio oriunda di Castelvetrano e abitante
a Mazara, risulta essere "don" e dall'atto di morte di questa
seconda moglie avvenuta il 25.2.1659, Pietro Antonio è detto
"Governatore di Burgio". Questi era nato a Burgio il 9.10.1606 da Vincenzo e da Giovanna Baiamonte ed era
probabilmente parente del più noto Mons. Vincenzo  Marsala
(1566-1596) che era stato eletto vescovo di Mazara, ma per la
sopravvenuta morte mai entrato in possesso della diocesi.
A noi comunque interessa il nipote Vincenzo che era nato a
Burgio il 21.4.1651 e, secondo i testi consultati, divenne
barone di S. Lucia ad appena 5 anni compiuti. La cosa sembra
strana e le possibili alternative sono due, oltre a quella dell'età.
La prima che nei testi editi abbiano sbagliato anno e la
seconda è che il titolo sia stato dato all'omonimo nonno del
bambino e poi, alla di lui morte al nostro Vincenzo,
probabilità però che non abbiamo potuto accertare.
Comunque noi prendiamo per esatto che a 5 anni egli sia
diventato barone di Santa Lucia.
Dunque il nostro si sposava a Bivona a poco meno di 16 anni,
con il titolo di barone, il 15.11.1666 (atto dotale notaio Mario
De Bono) con donna Antonia Vincenza Sferlazza figlia del fu
Rocco e della fu donna Dorotea Di Stefano. Il matrimonio
durava pochissimo per la sopravvenuta morte del marito e
cioè il 15 agosto del successivo anno. La moglie non restava
gravida e si risposava qualche tempo dopo con il barone di S.
Leonardo don Paolo Giambertone da Bivona. Par tali motivi il
titolo di barone di Santa Lucia passava alla sorella di
Vincenzo, Antonia, che era nata a Burgio il 30 dicembre del
1646 e si sposava sempre a Burgio il 26 aprile 1666 con il
caltabellottese don Francesco Spadaro figlio di don Luigi e di
donna Maria Sciortino. In virtù di tali nozze e per la morte del
titolare diventava di conseguenza barone il suddetto
Francesco Spadaro, ma sembra che non gli sia stato
riconosciuto dagli atti ufficiali viceregi poiché nei testi
consultati non risulta nessuno con questo cognome.
La famiglia Spadaro era venuta a Caltabellotta alla fine del
'500 con certo Ottavio figlio di Giovanni Antonio e Margherita che sposava nel 1596 Palma Sciortino figlia di
Vincenzo e Margherita Scarpinato e vedova di Giuseppe
Pontemole.
Ottavio e Palma generavano due figli, Giovanni Antonio e
Luigi. Il primo sposava il 30.11.1630 Margherita Intermaggio
di Calogero e fu Marta Di Grado e, dopo la morte di Antonio
Ansaldo viene nominato "secreto di Caltabellotta" e dagli anni
1635-36, su disposizione di Luigi Guglielmo Moncada, faceva
costruire e seguiva i lavori del nuovo centro Ribera
assumendone anche la carica di "secreto" fino alla morte
avvenuta  il 23 febbraio 1642.
Luigi invece viene avviato agli studi in medicina e diventa
medico fisico, si sposa nel 1641 con Maria Sciortino e, dopo
la morte del fratello, diventa secreto di Caltabellotta e Ribera
continuando il lavoro di costruzione del nuovo centro fino alla
morte avvenuta alla fine del marzo del 1660 e dal suo
testamento sappiamo che lascia due soli figli: Francesco, nato
nel 1647, di cui abbiamo parlato sopra, e Rosaria, nata nel
1652 che veniva data in sposa il 25.8.1667 all'avvocato
Giuseppe Turano figlio di Girolamo e della fu Libertina da
Burgio.
Altri con questo cognome godettero di titoli e nobiltà in altre
parti dell'Isola. Un Giovanni Antonio che fu Capitano di
Giustizia a Caltagirone nel 1549-50 ; un Giacinto che  con
Privilegio dato a 15 febbraio 1736 ottenne il titolo di barone e
tenne la carica di Capitano di Giustizia in Corleone  negli anni
1745-46; un Benedetto che fu Proconservatore in Scicli
nell’anno 1793. Nella mastra nobile di Messina del 1798-1807
troviamo notati un Giuseppe del fu Antonino; un Giovanni, un
Luigi e un Michele del fu Placido.
Mentre sembra che il cognome discenda da Leone Spatario
menzionato da Michele Amari nella "Storia dei Musulmani in
Sicilia" come “fuggitivo siciliano, uomo di assai nota, accolto da Carlo Magno a Roma nell’801 e rimandato dieci anni
appresso a Niceforo Imperatore” . Oppure da un antico
patrizio che al tempo della dominazione bizantina abbia avuto
dignità di “spatario”: funzione o qualifica di cui allora erano
insigniti Consoli e  Proconsoli, Logoteti, Strateghi e 
Governatori della Sicilia. Spatharius (portaspada) era un
dignitario della corte bizantina come delle corti germaniche.
Vi sono due armi usate dai diversi Spadaro. La prima: di
rosso, a due spade d’argento, guarnite d’oro, passate in
decusse, accompagnate nel capo da un da un giglio coronato
dello stesso. Mentre la seconda: di rosso, alla campagna di
verde, alla torre di argento a due palchi  murata ed aperta di
nero; fondata sulla campagna, sinistrata e sostenuta da un
leone d’oro tenente una spada posta in sbarra.
La linea maschile di Luigi si spegne con Francesco che
mantenne il titolo di barone fino alla morte avvenuta
probabilmente nel 1681 (mancano i registri dei morti di quel
periodo) ed il titolo sembra che sia tornato a disposizione
della Corona spagnola e, come ci riferisce il San Martino De
Spucches nel quadro 950 concesso a Pietro Platania con
privilegio del 3 novembre 1682, esecutoriato il 21 febbraio
1683. In tale concessione il titolare non aveva obbligo di
chiedere in ogni passaggio l'investitura e il titolo passò in
linea discendendale a Gaetana Platania che andò sposa a
Rosario Costorelli di Acireale. Infine nell'Elenco Ufficiale
definitivo è iscritto barone di Santa Lucia Rosario Costorelli
di Giuseppe, di Rosario, originario di Acireale ed ivi
dimorante; fu riconosciuto con Regie Lettere Patenti del 18
Marzo 1900. Nacque ad Acireale il 9 gennaio 1840.
Spadaro o Spataro di Messina.Nella mastra nobile di Messina del 1798-1807 troviamo
notati un Giuseppe del fu Antonino; un Giovanni, un Luigi
e un Michele del fu Placido.
Arma: di rosso, a due spade d’argento, guarnite d’oro,
passate in decusse, accompagnate nel capo da un da un
giglio coronato dello stesso.
SPADARO


Cenni storici

 Ho  sempre giudicato vanitosa l’opinione  che la gente
del nostro nome discenda da quel Leone Spatario menzionato
da  Michele Amari   nella  Storia dei  Mussulmani  in Sicilia
come   “fuggitivo   siciliano,   uomo   di   assai   nota,   accolto   da
Carlo   Magno   a   Roma   nell’801   e   rimandato   dieci   anni 
appresso   a   Niceforo   Imperatore”   .   Però   si   può   sempre
lecitamente ammettere che il nostro nome derivi da un antico
patrizio che al tempo della dominazione bizantina abbia avuto
dignità di  “spatario” : funzione o qualifica di cui allora erano
insigniti   Consoli   e   Proconsoli,   Logoteti,   Strateghi   e 
Governatori della Sicilia .
           Spatharius (portaspada) era un dignitario della corte
bizantina come delle corti germaniche.
          L’accoglienza fatta da Carlo Magno a Leone Spatario è
dall’Amari messa in relazione con un ipotetico progetto di
conquista   della   Sicilia   a   danno   dell’Imperatore
d’Oriente.               
         Dal cenno  storico riguardante la nostra casata, apparso
sul Libro d’Oro della Nobiltà Italiana, edito nel 1937 dal
Collegio Araldico Romano, la supposizione di cui sopra è
riportata come tradizione.
          Nel confessare  che io, attuale capo della famiglia, ho sempre accettato con  severe riserve tale tradizione, dichiaro
di   prestare   invece   ferma   fede   alla   più   modesta   ipotesi,
avvalorata dal fatto che solo nel corso di un millennio il
nostro nome poteva diffondersi per tutta la Sicilia e , su per le
Calabrie   ,   giungere   in  Abruzzo   ed   in   Toscana   nelle   due
accezioni di Spataro e di Spadaro.
  Mango di Casalgerardo nel suo “Nobiliario di Sicilia”
riporta :
 “... di questa famiglia notiamo  un Giovanni Antonio che fu
Capitano di Giustizia a Caltagirone nel 1549-50 ; un Giacinto
che  con Privilegio dato a 15 febbraio 1736 ottenne il titolo di
barone e tenne la carica di Capitano di Giustizia in Corleone 
negli anni 1745-46 (R.Canc. reg. 907, fl 129) ; un Benedetto
che fu Proconservatore in Scicli nell’anno 1793.
 Arma : di rosso, alla campagna di verde, alla torre di argento
a   due   palchi   murata   ed   aperta   di   nero ;   fondata   sulla
campagna, sinistrata e sostenuta da un leone d’oro tenente 
una spada posta in sbarra “ .
           Vittorio   Spetri,   in   Enciclopedia   Storico-nobiliare
Italiana (vol.VI. pag. 398) annovera personaggi che, per aver
rivestito nel 1693, nel 1743, nel 1820, a Messina e  a Reggio
Calabria, dignità giurisdizionali e senatoriali, appartennero ad
un ramo diverso da quello che acquisì  da Casa Ferreri il titolo
di barone di Passanitello.
 Dal ceppo messinese degli   Spadaro discendono gli
attuali Spadaro-Ventura, industriali in Catania.

   Pertanto   la   più   aderente   genealogia   alla
documentazione   familiare   rimane   quella   pubblicata   dal
Collegio Araldico Romano sul Libro d’oro del 1937.

Marsala.Di questa famiglia notiamo un Mario, che fu giudice della
corte   pretoriana   di   Palermo   nel   1630-31,   1633-34,   del
tribunale del Concistoro nel 1638 e di quello della Gran
Corte   del   Regno   nel   1639-40-41;   un   Niccolò,   che   fu
giudice   delle   appellazioni   di   Palermo   nel   1654-55;   un
Vincenzo,   di   Pietro-Antonio,   che   con   privilegio   del   4
maggio 1656 ottenne il titolo di barone di S. Lucia; un
Nicolò, che fu giudice pretoriano di Palermo nel 1663-64;
un Carlo Marsala e Bellacera che possedette la baronia di
Comitini nel 1670.
Gentile Gabriele d' Annunzio,
la fonte è l' Enciclopedia storico-nobiliare di Vittorio Spreti.
Platania
Arma : D'azzurro al ponte d'oro di tre archi con un fiume
d'argento scorrente fra i medesimi e tre platani al naturale,
nodriti sul ponte, quello di mezzo sostenuto da due leoni
coronati d'oro, affrontati.
Dimora : Acireale
platania.jpg ¬
Un GIOVANNI, con privilegio dato in Toledo il 18 novembre
1528, esecutoriato in Messina il 12 ottobre 1530, ottenne
concessione del titolo di nobile del Sacro Romano Impero.
Un PIETRO, con privilegio dato il 3 novembre 1682,
esecutoriato il 22 febbraio 1683, ottenne la concessione del
titolo di barone di Santa Lucia (passato in casa
COSTARELLI).
Un ENRICO ebbe la carica di patrizio in Acireale nel 1743-44.
Un ANTONINO, del fu Saverio, vi tenne quella di acatapano
nobile nel 1757-58.
Un PIETRO fu capitano di giustizia in detta città nel 1757-58
e patrizio nel 1762-63.
Un PAOLO il 22 giugno 1759 ottenne lettere osservatoriali
del privilegio di concessione del titolo di nobile del S.R.I.
ottenuto dal suo antenato Giovanni nel 1528.
Un VINCENZO fu capitano di giustizia di Acireale nel 1790-
91.
Un IGNAZIO tenne in detta città la carica di patrizio nel
1800-1801.
La famiglia è iscritta nell' El. Uff. Nob. Ital. col titolo di
Nobile del S.R.I. (mf).
Cordialmente
Costarelli Visto: 462
Voti: 8.12   [Vota] [Riferisci
errore]
Col titolo di Barone di S. Lucia fu riconosciuto nel 1900
Rosario, di Giuseppe, di Rosario (e di Platania Gaetana).
Famiglia di Acireale del secolo XIX. Titolo proveniente da
casa Platania.
Dimora Acireale.Arma: d'azzurro, al ponte d'oro di tre archi, con un fiume
d'argento scorrente fra i medesimi, e tre platani al naturale
nodriti sul ponte, quello di mezzo sostenuto da due
leoncini coronat~ d'oro, affrontati, il tutto sotto un
lambello di quattro gocce d'oro.
Libro d'Oro della Nobiltà Italiana.
Costarelli.
Con   Regie   Lettere   Patenti   del   18   marzo   1900   venne
riconosciuto in persona di Rosario Costarelli (di Giuseppe,
di Rosario e di Gaetana Platania), nato in Acireale il 9
gennaio   1840,   il   titolo   di   barone   di   S.   Lucia,   a   lui
pervenuto per successione a casa Platania.
Arma: d’azzurro, al ponte d’oro, di tre archi, con un fiume
d’argento scorrente fra i medesimi e tre platani al naturale,
nodriti   sul   ponte,   quello   di   mezzo   sostenuto   da   due
leoncini coronati d’oro, affrontati, il tutto sotto un lambello
di quattro goccie, d’oro.
Platania.
Un Giovanni, con privilegio dato in Toledo a 18 novembre
1528 esecutoriato in Messina a 12 ottobre 1530, ottenne la
concessione del titolo di nobile del Sacro Romano Impero;
un   Pietro,   con   privilegio   dato   a   3   novembre   1682
esecutoriato a 22 febbraro 1683, ottenne la concessione del
titolo di barone di S. Lucia; un Enrico tenne la carica di
patrizio   in  Acireale   nel   1743-44;   un  Antonino   del   fu
Saverio   vi   tenne   quella   di   acatapano   nobile   nell’anno
1757-58; un Pietro fu capitano di giustizia in detta città nel
1757-58 e patrizio nel 1762-63; un Paolo, a 22 giugno
1759,   ottenne   lettere   osservatoriali   del   privilegio   di
concessione del titolo di nobile del Sacro Romano Impero, ottenuto dal suo antenato Giovanni nel 1528; un Vincenzo
fu capitano di giustizia in Acireale nel 1790-91; un Ignazio
tenne in detta città la carica di patrizio nel 1800-801.
Arma: ?
Figli del dottore don Ottavio Spadaro e di Caterina:
15.9.1669 Margherita Maria Antonia Ignazia Gioacchina
(padrini don Tommaso Sciortino e donna Antonia mg di
don Francesco Spadaro)
1.3.1671 Gioacchino Luigi Innocenzo Filippo Ignazio
Felice (padrini don Francesco e donna Antonia Spadaro)
7.1.1673 Luigi Vincenzo Pietro (padrini don Giacomo
Sciortino barone di S. Agata e d. Maria Spadaro
11.1.1675 Pietro Giosafat Girolamo Lorenzo Francesco
Ignazio Filippo (padrini don Girolamo Colle di Bivona e
Francesca mg di avv. don Onofrio Rizzo)